di Ugo Bertone
Levate l’ancora, la «Beniamina» sta per salpare: scafo Baglietto, cantiere rilevato di recente, prossimo porto Impregilo, conquista a portata di mano. E poi chissà: rotta verso l’Auto Nord, cioè la grande rete autostradale che, se la navigazione andrà senza intoppi, unirà alle concessioni del Nord-Ovest le tratte di Lombardia.
Al timone c’è il capitano pigliatutto Beniamino Gavio da Castelnuovo Scrivia, detto Mino, 46 anni compiuti lo scorso ottobre, cui fa capo la seconda rete autostradale italiana: più di 1.300 chilometri se nel conto ci mettiamo la prossima preda, la Torino-Savona. È ancor giovane, il Mino, ma non è un novellino nella navigazione tra i mari della grande finanza o in quelli, ancora più insidiosi, dove si pescano appalti, concessioni, rinnovi tariffari.
A insegnargli il mestiere sono stati due maestri d’eccezione: papà Marcellino, partito assieme al fratello Pietro da una cava di ghiaia alla conquista di cantieri, strade e porti, e Bruno Binasco, il presidente di Aurelia e Sias, per decenni l’alter ego del papà (a cui si rivolse sempre con il lei). Un manager, Mino Gavio, che in due anni e mezzo, da quando ha preso le redini del gruppo dopo la scomparsa del padre, se l’è cavata in maniera egregia. Eppure, un po’ come capita ad Alessandro Benetton, casa concorrente nel business delle strade ed ex alleata nelle costruzioni, anche per lui il 2012 promette di essere l’anno del salto di qualità nel gotha degli affari.
Ma a differenza di Benetton junior, in pratica da sempre sotto i riflettori, di Beniamino si sa ben poco. L’unica concessione alle cronache rosa risale a 10 anni fa, cioè alla cronaca delle nozze con Michela Soldini celebrate il 14 ottobre 2002 nell’abbazia di San Gerolamo a Portofino: testimoni per lo sposo mamma, papà e la sorella Daniela, ma anche Giancarlo Elia Valori, all’epoca numero uno dell’Aiscat (l’associazione dei concessionari autostradali), poltrona che verrà poi ereditata da un altro grande amico dei Gavio: Fabrizio Palenzona. Il lato debole, si fa per dire, riguarda la passione per il mare. Ma Beniamino, invece di limitarsi all’acquisto di uno yacht, ha colto l’occasione di fare un buon affare rilevando dal commissario i cantieri Baglietto.
Per il resto, vige la consegna della massima riservatezza, come si conviene ai milionari piemontesi (vedi i Ferrero) che campano in aureo anonimato tra Langhe e Monferrato. Beniamino, piemontese di collina che nemmeno sotto tortura potrebbe abbandonare per una metropoli l’amata terra ai piedi delle colline monferrine, non fa eccezione.
I segreti della dinastia restano ben custoditi nella palazzina dove sono cresciuti lui e la sorella, ma anche i cugini Marcello e Raffaella, figli di zio Pietro, ovvero tutti i soci della cassaforte di famiglia, l’Aurelia, cui fanno capo tutte le partecipazioni (125 controllate più un’altra ottantina di quote di collegate) di un gruppo che conta 5 mila dipendenti, un fatturato che nei primi nove mesi del 2011 ha sfiorato i 2 miliardi: un terzo circa dalle autostrade, 400 milioni dalle costruzioni, 353 dall’energia, 139 dai trasporti, 97 dai servizi. Un impero solido con un ebitda che, a fine 2011, si collocherà attorno ai 570 milioni con un indebitamento finanziario netto in calo attorno a 1,6 miliardi.
Ma, soprattutto, un impero con solidi agganci nell’Italia del potere, ufficiale e ufficioso, di cui si è avuta prova il giorno della scomparsa di Marcellino, nel novembre 2009, quando i quotidiani furono tappezzati di necrologi illustri, da Giulio Tremonti ad Angelo Rovati, passando per Paolo Scaroni e Gaetano Micciché.
Quel giorno, il primo a incoronare il nuovo leader fu Palenzona che dichiarò subito che «il nuovo capo è lui, Beniamino», come del resto si intuiva dall’architettura azionaria per i figli studiata da Marcellino e Pietro, il gestore della logistica e delle campagne (i Gavio sono leader anche nell’agricoltura piemontese): Mino controlla il 28,1% della holding capogruppo contro il 21,2% della sorella e il 3,1% della mamma Francesca Torti, mentre l’altro ramo della famiglia ha in mano il 47,5% (il 24,5% Marcello, il 23% Raffaella).
E Mino ha ripagato la fiducia, seguendo il tragitto del padre che mille volte ha percorso la strada che da Castelnuovo Scrivia porta a piazzetta Cuccia. La regola aurea, infatti, resta l’asse con Mediobanca nel cui capitale i Gavio, già soci, possono salire all’1%: nel 2010 proprio Mediobanca ha accompagnato Gavio a Londra, in occasione del lancio del primo corporate bond del gruppo di Tortona, al servizio di un piano di investimenti di qui al 2014 che sfiora i 3 miliardi ampiamente garantito dai flussi in arrivo dalle concessionarie autostradali.
Ma visto con il senno di poi, quel piano è stato il trampolino della terza onda di crescita del gruppo, dopo il balzo in avanti degli anni Novanta, quando sotto la regia di Vincenzo Maranghi il gruppo rilevò l’autostrada Torino-Milano e l’impresa di costruzioni Grassetto, entrambi di Salvatore Ligresti. Oggi, in Impregilo, la storia parzialmente si ripete: la crisi Fonsai ha compromesso gli equilibri in Igli e, di riflesso, in Impregilo.
E Beniamino, affiancato da Alberto Nagel, è stato lesto a cogliere l’occasione, chiudendo l’affare con Giovanni Castellucci, a.d. di Atlantia, con cui ha stretto una solida amicizia fin dai tempi in cui faceva gavetta sotto la guida di papà Marcellino. Ora, una volta chiusa con comune soddisfazione la coabitazione in Igli (ai Benetton va il 48,7% delle Autostrade del Sud America, Gavio ci guadagna una call sulla Torino-Savona), Beniamino va incontro alla prima vera tempesta: il confronto, forse a suon di Opa, contro Pietro Salini che promette battaglia all’assemblea Impregilo.
Inutile dire che, per l’occasione, toccherà a Nagel fornire le munizioni finanziarie necessarie per il disegno pigliatutto di Gavio. L’obiettivo, infatti, è la leadership assoluta nelle infrastrutture da mettere al servizio di un progetto ancora più ambizioso: la costruzione di una vera e propria AutoNord, ovvero una casa comune per le autostrade, a partire dal Nord-Ovest per poi allargarsi verso Est, coagulando le concessioni in Lombardia, dove Gavio conta solo quote di minoranza da Serravalle (da sempre l’oggetto del desiderio), fino a Tem (le tangenziali attorno a Milano) e Pedemontana.
Una frammentazione assurda, è la sua tesi, che danneggia costruttori e concessionari quando si va a chiedere quattrini in banca. Al contrario, il governo, continua a sostenere Gavio, dovrebbe incentivare l’aggregazione di concessionarie contigue, favorendo l’ingresso dei privati al posto (o almeno al fianco) di enti pubblici indebitati e litigiosi. Un’idea che potrebbe non dispiacere a Mario Ciaccia, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Infrastrutture e ai Trasporti, che Corrado Passera ha portato con sé da Banca Intesa al ministero.
L’Auto Nord, progetto che richiederà anni, potrebbe fare un passo in avanti proprio in questi mesi, sotto un governo tecnico. D’altronde papà Marcello al Mino gliel’ha insegnato fin da quando aveva i calzoni corti: stai lontano dai giornali, ma vicino ai ministeri.
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