L’inquilino che non paga finisce in tribunale, che in 4-5 mesi autorizza lo sfratto e in altri 2-4 mesi lo fa eseguire. Il premier spagnolo Mariano Rajoy vuole velocizzare le procedure per cercare di immettere sul mercato 3,4 milioni di alloggi sfitti, molti figli della bolla immobiliare scoppiata nel 2010, sperando così di ridare ossigeno a domanda e offerta. Il 17 per cento degli spagnoli (pari a 7,8 milioni di persone), abitativamente parlando, diventerebbero, insomma, più flessibili. Cosa succederebbe se una misura del genere fosse applicata anche in Italia?
Intanto i «flessibili» sarebbero di più: 10,4 milioni di persone (pari al 17,2 per cento) vivono, infatti, in affitto. Però le case che potrebbero entrare sul mercato sono meno: 1,5 milioni (altri 3,5 milioni di alloggi sono a disposizione del proprietario, come, per esempio, le seconde case). Da noi gli sfratti sono più numerosi: 63.846 quelli emessi nel solo 2011 rispetto ai 58.241 in Spagna nello stesso periodo. Quelli eseguiti effettivamente nel 2011 sono circa la metà: 28.641.
Ma attenzione: degli oltre 63 mila sfratti emessi nel 2011, 55.543 sono per morosità. Se si ponesse agli inquilini l’obbligo di pagare entro 10 giorni il proprio debito, e gli si desse come alternativa l’esecuzione rapida dello sfratto (oggi ci vuole un anno), è probabile che emergerebbero i morosi veri da quelli falsi, che avrebbero probabilmente più interesse a pagare tutto e subito piuttosto che proseguire nella procedura. Ma l’effetto maggiore si avrebbe sullo stock delle richieste di esecuzione che giacciono nei tribunali: sono pari a 123.914 e, per lo stesso motivo, potrebbero diminuire. Nulla cambierebbe per quelli che rientrano nel blocco delle esecuzioni deciso per legge: il 31 dicembre sarà con ogni probabilità rinnovata la sospensione degli sfratti per tutte le famiglie che hanno un reddito inferiore ai 27 mila euro l’anno con un over 65 in casa o figli a carico.
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