di Stefano Cordero di Montezemolo
Nella presentazione del Documento economico e finanziario il Governo Monti, pur indicando un quadro generale di criticità, ha mostrato un ottimismo ed una previsione futura di crescita che in questo momento si fa fatica a condividere.
Peraltro, i positivi tassi di crescita indicati per il futuro sono a livelli che difficilmente possono creare nuova occupazione perché è ormai dimostrato che la nuova occupazione si forma con stabili tassi di crescita stabili oltre il 2%.
La prospettiva indicata dal Governo è difficilmente condivisibile perché, al di là del meritorio e rilevante intervento sulle pensioni (che, peraltro, avrà una coda costosa per la questione degli “esodati”), le riforme portate avanti in questi primi mesi dell’anno (liberalizzazioni e mercato del lavoro ) hanno mostrato un’incapacità di intervenire in modo strutturale sui nodi che rendono difficile ogni reale innovazione e modernizzazione del nostro sistema produttivo.
Ma, soprattutto, la reale preoccupazione per le prospettive del nostro paese è legata all’uso sistematico e consistente della pressione fiscale per raggiungere gli obiettivi di bilancio senza alcun intervento profondo e strutturale sulla spesa pubblica e sul patrimonio pubblico che, invece, dovrebbero essere le priorità di questo Governo per invertire una tendenza che sta minando alla radice la capacità dell’Italia di raggiungere una nuova e positiva stagione di crescita basata su un miglioramento delle condizioni di produttività e di competitività.
Quello a cui si sta assistendo, al pari degli altri che lo hanno preceduto, è che anche questo Governo sembra non avere altra leva che incrementare la pressione fiscale per provare a mantenere o migliorare gli equilibri di bilancio.
Certamente c’è anche una seria politica di recupero dell’evasione fiscale che, tuttavia, almeno nel breve termine non può che contribuire ad accrescere la complessiva pressione fiscale. Se non ci sono contestuali interventi sulla struttura della spesa pubblica non si può che pensare, al pari di come è successo nel passato, che tutte queste entrate non faranno altro che alimentare altra e crescente spesa pubblica corrente drenando ulteriormente i livelli di produttività e competitività del nostro paese.
Per come si vedono le cose attualmente sembra che si stia insistendo nella politica di eutanasia fiscale per cui lo Stato non fa altro che indurre la progressiva morte del nostro sistema produttivo attraverso una sistematica e crescente pressione tributaria. E, drammaticamente, il fenomeno dei suicidi di numerosi imprenditori sembra rendere ancora più manifesta questa situazione.
La vera sfida per una strutturale inversione di tendenza e per uscire dallo stato di “coma farmacologico” in cui la nostra economia sembra essere ormai entrata e produrre un reale “risveglio” con la piena e fisiologica ripresa delle nostre funzioni e capacità produttive (che sarebbero molte !!) è quella di spostare le risorse da quelle pubbliche improduttive a quelle private altamente produttive.
E per fare questo non c’è altro modo che avviare in modo serio, determinato e convincente un piano che, da un lato, porti alla riduzione del flusso incontrollato e troppo elevato di spese pubbliche anche per consentire la riduzione delle tasse sui fattori della produzione e, dall’altro lato, realizzi l’alineazione dell’immenso, inutilizzato o male utilizzato, dispendioso patrimonio pubblico per utilizzare i relativi proventi a servizio del rilancio e della modernizzazione del nostro sistema imprenditoriale e infrastrutturale.
Ma su questo, purtroppo, di reali segnali non si vedre l'ombra e, anzi, le più recenti dichiarazioni di alcuni esponenti di Governo fanno intendere che le indicazioni iniziali su questi temi siano uscite dall’agenda delle priorità.
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