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Gas, arriverà dall'Azerbaijan l'unico gasdotto "taglia-prezzi" - L'INTERVISTA

Gas, arriverà dall'Azerbaijan l'unico gasdotto "taglia-prezzi" - L'INTERVISTA Gas, arriverà dall'Azerbaijan l'unico gasdotto "taglia-prezzi" - L'INTERVISTA
GAZPROM IMPIANTI DI ESTRAZIONI GAS TUNDRA POZZI DI ESTRAZIONE RUSSIA SIBERIA

Tag:  gas Gazprom Google News Matteo Verda north-stream

di Giuseppe Cordasco

Fantageopolitica. Liquida così Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, nonché autore del libro “Una politica a tutto gas ”, le voci circolate in queste ore secondo cui il taglio delle forniture di gas dalla Russia, che ha causato l'emergenza nel nostro Paese, sarebbe inquadrabile anche in una sorta di ricatto di Gazprom verso l’Europa per spingerla alla costruzione di nuovi gasdotti.

Dottor Verda, perché ritiene poco attendibile questa teoria?

Innanzitutto in questi giorni in Russia si stanno registrando temperature anche di -50 gradi, quindi è innegabile che i loro consumi interni siano aumentati. Inoltre a breve ci saranno le elezioni e Putin di certo in nessun modo avrebbe voluto essere accusato di favorire il mercato esterno rispetto alle esigenze dei suoi concittadini.

Quindi secondo lei la Russia resta un fornitore affidabile?

Ricordo a tutti che noi importiamo gas da quelle zone da circa quarant’anni, cioè da quando esisteva l’Unione Sovietica. Già a quei tempi c’era chi sosteneva che i comunisti ci avrebbero tagliato il gas e invece questo non è mai avvenuto. Tra l’altro oggi esiste un rapporto di interdipendenza tra noi e la Russia, perché Gazprom è la quinta voce del bilancio statale e se dovessero venire a mancare i soldi degli importatori di gas, i russi non saprebbero neanche come pagare gli stipendi.

Ma che interessi ci sono a mettere in giro queste voci?

Soprattutto a Bruxelles, a livello di Unione europea, ci sono lobby che chiedono di combattere con tutti i mezzi la Russia sul terreno energetico. C’è chi lo fa ad esempio perché vuole che si taglino i consumi del gas a favore di altre fonti energetiche, o chi vuole che i rifornimenti siano spostati con più forza su altri Paesi. In realtà, almeno per quello che riguarda l’Italia, abbiamo già un’ottima diversificazione delle fonti che ha dimostrato di funzionare.

In che modo?

Ad esempio nessuno si è accorto che il gasdotto che arriva dalla Libia è stato fermo per quasi 9 mesi. Oppure che qualche tempo fa c’è stata una frana in Svizzera, di cui si è parlato pochissimo, e che ha bloccato le forniture dal Nord Europa. E ancora in questi giorni, nonostante i tagli di forniture dalla Russia, tutto sommato stiamo reggendo all’emergenza. Questo vuol dire che il sistema a più entrate di cui disponiamo è solido.

Eppure c’è chi continua a ripetere che a livello strategico, non solo per l’Italia, ma per l’intera Unione, avremmo bisogno di nuovi gasdotti. Lei cosa ne pensa?

Fino a qualche anno fa si stimava per l’Europa un’impennata dei consumi di gas. La storia poi però ha preso un’altra piega e, complice anche la crisi, i consumi sono rimasti costanti. Oggi l’Unione consuma circa 500 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Si immaginava un aumento di circa 150 miliardi di metri cubi, che invece sono diventati appena 50 o 60. In queste condizioni ad esempio potrebbe non avere più senso costruire il South Stream, gasdotto che da solo varrebbe circa 60 miliardi di metri cubi. Questo considerando oltretutto che recentemente è stato inaugurato il North Stream che garantisce, pur non essendo ancora a regime, già altri 25 miliardi di metri cubi.

Quindi anche per l’Italia, per il momento, le cose vanno bene così?

Qualche tempo fa Leonardo Bellodi dell’Eni, in un’audizione al Senato ha detto che in Italia non si stima un ritorno dei consumi ai picchi del 2005 prima del 2020. Detto ciò però c’è un progetto che potrebbe avere effetti positivi per l’Italia, ma non sul fronte della sicurezza, quanto su quello dei prezzi del gas .

Di cosa si tratta?

È il progetto che dovrebbe portare nel nostro Paese gas proveniente dall’Azerbaijan. Attraverso un piccolo gasdotto che passerebbe dalla Turchia, potrebbero giungere infatti in Italia fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Il primo tratto dell’infrastruttura è già stato approvato, manca invece ancora l’accordo sul tratto che dalla Turchia dovrebbe giungere in Italia. La novità però è che ci sono allo studio i progetti di due gasdotti e in nessuno dei due figura l’Eni, che al momento è praticamente monopolista sul fronte dell’importazione. Se il progetto andasse in porto, per la prima volta verrebbe immessa nel nostro Paese una quantità significativa di gas in tubo che potrebbe fare concorrenza a quello dell’Eni con evidenti benefici in termini di prezzi per i consumatori.

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