Giuseppe Mussari è l’unico importante banchiere italiano, e il primo presidente dell’Abi, ad avere una pagina su Facebook. La foto del profilo lo ritrae nel suo atteggiamento più tipico: scapigliato-imbronciato ma risoluto. La differenza tra lui e Braveheart, che portava i capelli raccolti all’indietro, sono i ciuffi ribelli lasciati liberi di svolazzare a destra e a sinistra. Soprattutto a sinistra. Basta guardare quella foto per capire come sarà la presidenza dell’Abi del presidente del Monte dei Paschi di Siena, nato a Catanzaro 48 anni fa, naturalizzato toscano. Sarà impostata su questa frase: «Chi non vuole essere trasparente è perché vuole mantenere il potere».
È quello che pensavano filosofi come Francis Bacon, John Locke e Karl Marx. Vista la solida cultura di sinistra, affinata da un liberalismo ben temperato alla Tremonti, c’è da credere che Mussari si ispiri proprio a Marx quando dice di vivere come un imperativo morale, il primo di tre che guideranno la sua presidenza: la necessità di rimuovere quegli ostacoli alla conoscenza che sono gli estratti conto, le comunicazioni periodiche, gli avvisi ai correntisti che le banche inviano a casa dei clienti con l’assoluta certezza che non verranno letti e tantomeno capiti. «Occorre rendere le comunicazioni fluide, trasparenti, comprensibili, cambiando se possibile anche il format degli estratti conto». Priorità che la «gauche caviar» tanto di moda nella finanza italiana non ha mai preso in considerazione.
Secondo imperativo: la prevalenza del mercato nel sistema bancario, anche a costo di accettare investitori, magari stranieri, non troppo graditi. «Se si decide per un’economia di mercato, allora bisogna accettare il fatto che tutti possono comprare tutto, ma le fondazioni hanno un ruolo importante per la solidità e la stabilità. Anche perché: con chi o con che cosa le sostituiamo?».
Terzo imperativo: la prevalenza della banca sulla speculazione. «Abbiamo spostato la sovranità dai luoghi dove vive e lavora la gente verso una tecnocrazia apolide». Quella stessa tecnocrazia che specula con i Cds (polizze che assicurano l’investitore dal possibile fallimento della società o stato di cui ha comprato titoli). Ecco, Mussari è della scuola di pensiero che vorrebbe rendere meno lucrose le speculazioni sui Cds per chi li compra e vende senza che abbia in portafoglio nessun titolo reale per il quale assicurarsi.
Insomma: penalizzare chi fa speculazione pura. Come? Questo il presidente dell’Abi non lo dice, ma guardando la foto si capisce che non gli dispiacerebbe una tassa sugli strumenti finanziari non legati ad attività reali. Una «Mussari tax».
L'ex presidente della Camera: "Non possiamo chiedere una sentenza politica. Una reazione anomala del Pdl sarebbe un'estorsione"
Gli effetti del caro-prezzi sul portafoglio, analizzati alla convention di Rimini
Accattivanti e alla moda ma anche pronti a registrare quello che vedono di nascosto. Il garante: "Rischi per i rapporti con le persone"
Grazie al feedback visivo, funzionano meglio gli esercizi di riabilitazione
Siamo stati a tavola con l'attrice di Basic Instinct: curiosi di sapere cosa mangia una diva? - Il meglio e il peggio dei look sulla Croisette: #1 #2 #3 #4 #vedoenonvedo
![]() |
Commenti