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Il fisco di Monti: meno tasse a imprese e lavoratori, colpiti consumatori e grandi proprietà

Revisione degli indici catastali, lotta all'evasione dall'Iva, riduzione degli oneri contributivi. Ecco come il Governo può riformare il sistema fiscale. Agendo soprattutto sulle imposte indirette

Il fisco di Monti: meno tasse a imprese e lavoratori, colpiti consumatori e grandi proprietà Il fisco di Monti: meno tasse a imprese e lavoratori, colpiti consumatori e grandi proprietà

Tag:  fisco Google News Irpef iva Mario-Monti

di Giuseppe Cordasco

“Ci guadagneranno imprese e lavoratori dipendenti, mentre a perderci saranno i consumatori e i grandi possessori di patrimoni”. Non ha dubbi il professor Massimo Bordignon economista dell’Università Cattolica ed esperto di fisco su quali saranno gli effetti della rivoluzione tributaria annunciata ieri da Mario Monti.

“Ridurremo le imposte dirette a favore di quelle indirette” ha affermato il presidente del Consiglio ,  precisando che l’intento sarà quello di riequilibrare un sistema che al  momento grava troppo sul mondo del lavoro, mentre bisognerebbe spostarlo  su quello dei patrimoni immobiliari e finanziari.

LE IMPOSTE DIRETTE. Ma per capire come potranno esplicarsi gli effetti della riforma fiscale che ha in mente il premier è bene fare alcune premesse per capire da dove partiamo e dove vogliamo andare. “Innanzitutto – spiega Bordignon – noi abbiamo delle tasse dirette, rappresentate soprattutto dall’Irpef, che gravano quasi esclusivamente sul lavoro dipendente. Stiamo parlando di un gettito che vale circa l’11-12% del nostro Pil, e che ha aliquote impositive che partono dal 23% e che per i redditi più alti possono arrivare fino al 43%”.

L’altro macigno che grava sulle spalle del lavoro dipendente e in parti uguali su quello delle imprese è poi quello degli oneri contributivi, rappresentati essenzialmente dalla previdenza, ossia dai contributi che si pagano per ottenere la pensione. “Dobbiamo fare i conti con una pressione relativamente elevata – dice ancora Bordignon – dell’ordine del 34%, con più il peso di una popolazione sempre più vecchia a cui bisogna pagare sempre più pensioni. Questo significa che tra imposte dirette e oneri contributivi circa la metà, ma in alcuni casi ben più della metà degli introiti del settore del lavoro dipendente se ne va di tasse”.

LE IMPOSTE INDIRETTE. Se questa è la situazione sul fronte delle imposte dirette e dei contributi, tutt’altra musica invece arriva dal fronte delle imposizioni patrimoniali e delle imposte indirette, rappresentate essenzialmente dall’Iva. “Per quanto concerne la tassazione delle attività finanziarie qualcosa si è mosso – sottolinea Bordignon – ma è ancora troppo poco e lo stesso Monti ha detto di volerci tornare sulla questione".

Ancora più urgenti sono poi interventi sul fronte dei patrimoni immobiliari. Fino a qualche tempo fa l’Italia ricavava da questo ambito solo lo 0,6% dell’intero gettito, un dato che la poneva all’ultimo posto tra i Paesi Ocse. "Basti pensare che un paese notoriamente bolscevico come gli Stati Uniti – chiosa scherzosamente l’economista – ricava dagli immobili il 4,5% delle tasse. Ora con l’introduzione dell’Imu forse saremo arrivati all’1%, ma aspetto i dati ufficiali per verificarlo”.

E sul fronte delle imposte indirette non va certo meglio. “In questo caso – afferma Bordignon - abbiamo il paradosso per cui a fronte di un’aliquota Iva del 21% tra le più alte d’Europa, ricaviamo tra i gettiti più bassi del Continente, e questo a causa di un’evasione che raggiunge punte dell’ordine del 30%”.

IL MODELLO MONTI. “Ci sarà dunque bisogno di rimettere le mani sulla tassazione finanziaria e soprattutto su quella immobiliare, iniziando magari con la già annunciata revisione degli indici catastali, che permetterà di colpire i grandi possessori di patrimoni. Poi si tratterà di ridurre l’evasione dell’Iva e se necessario aumentare la sua aliquota, con buona pace dei consumatori”.

Scelte che tradotte dal linguaggio di Monti significano appunto un aumento della tassazione indiretta. “Facendo ciò – continua Bordignon – si potranno fare appunto interventi per diminuire invece le imposte dirette. In particolare con una riduzione proporzionale dell’Irpef, soprattutto delle aliquote più basse, mettendo più soldi nelle mani dei lavoratori e rilanciando in questo modo i consumi. Allo stesso tempo poi si potrebbero ridurre anche del 5% gli oneri contributivi, che verrebbero fiscalizzati, ossia passerebbero a carico dello Stato che li coprirebbe sempre con le maggiori entrate ricavate da patrimoni e Iva. Una misura quest’ultima – conclude Bordignon - che darebbe ossigeno alle imprese e potrebbe rilanciare la nostra economia”.

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