Monti e Balotelli leader indiscussi ed indiscutibili
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Monti e Balotelli leader indiscussi ed indiscutibili
Ci voleva il Professore per dare finalmente una lezione ad Angela Merkel. Certo, sarebbe sbagliato vedere nell’atteggiamento tenuto dalla Germania finora, rispetto alla crisi e alle sue soluzioni, soltanto una forma di cinismo cattivo ed egoista. Oggi, noi dobbiamo dire grazie a Mario Monti e anche, paradossalmente, al cancelliere tedesco.
La Merkel, impuntandosi fino all’ultimo, fino all’ultima zolla di terra stabile prima del crollo dell’intera cordata europea nel burrone del default, del tramonto dell’euro e del ricatto delle banche, ci ha messo davvero paura e ha ottenuto forse di convincerci che le riforme stavolta vanno fatte sul serio.
Nessuno potrà più illudersi che Mario Monti sia un premier “tecnico”. Al decisivo Consiglio Europeo di Bruxelles, il nostro presidente del Consiglio ha dimostrato di avere la stoffa del leader. Ha costretto i partner a fare notte ponendo sul tavolo la minaccia del veto dell’Italia al pacchetto di misure per la crescita da lui stesso elaborate e concordate, per ottenere dalla Merkel il sì allo scudo anti-spread e quindi l’accesso dei paesi in difficoltà (Italia compresa) ai fondi salva-Stati, con la Banca centrale europea nel ruolo di agente, per l’acquisto dei titoli di Stato senza dover sottoporre i governi al famigerato “programma”.
Senza cioè trasferire la sovranità nazionale, come in Grecia, alla Troika costituita dalla Bce, dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale. Il veto di Monti aveva, dietro, tutta la forza di una convergenza politica e diplomatica costruita nelle ultime settimane: l’accordo pieno della Spagna, principale benefattrice delle concessioni sul fronte della ricapitalizzazione delle banche senza che ne soffrisse troppo il bilancio ispanico, ma anche della nuova Francia di Hollande.
Duplice il risultato. Un 2 a zero che bissa il trionfo azzurro a Varsavia. I rendimenti dei titoli italiani (e il conseguente aggravio per lo Stato e per il debito pubblico) saranno tenuti relativamente bassi grazie già all’annuncio dello scudo, e come seconda infilata nella rete tedesca, nel momento in cui l’Italia dovesse ricorrere (Monti saggiamente e orgogliosamente ha detto che non intende farlo) alla protezione dello scudo europeo, continueremmo a decidere noi sulla nostra politica economica. A differenza della Grecia.
Sì, la Merkel si è affrettata al risveglio a precisare che la Troika avrà una funzione di “controllo” sull’obbedienza alla disciplina di bilancio e alle regole imposte per utilizzare lo scudo, e c’è da giurare che fino al 9 luglio, cioè alla messa a punto concreta dell’accordo nei dettagli, ci farà soffrire. Ma sono parole che suonano più come il tentativo di giustificare agli occhi della propria opinione pubblica (tutti i media tedeschi la dipingono come perdente rispetto a Monti e al premier spagnolo, Rajoy) le “concessioni” strappate da Spagna e Italia.
Die Welt scrive addirittura che la notte scorsa passerà alla storia come un passaggio fondamentale di questa crisi. E la foto emblematica sulla homepage del Wall Street Journal ritrae la Merkel e Monti che parlano, dagli sguardi e dai gesti si vede che i due dissentono ma s’intendono: ragionano seriamente di cose serie. Sanno di che parlano ed entrambi, nell’interesse dei rispettivi paesi, hanno dato prova di avere spina dorsale.
Monti tornerà in Italia più forte, proiettato verso la conclusione naturale della legislatura. Ne esce rafforzato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il vero artefice del governo tecnico, che finalmente potrà respirare dopo le polemiche sul ruolo dei suoi consiglieri nella storia (brutta anziché no) delle trattative Stato-mafia. Perde, piuttosto, l’anti-politica e l’umore livido anti-euro di Beppe Grillo, mentre l’ex premier, Silvio Berlusconi, ha fatto bene a stemperare negli ultimi giorni toni che potevano apparire anti-europeisti e a mantenere un responsabile silenzio alla riunione del Partito popolare europeo che si è tenuta a Bruxelles, a margine del vertice UE, lasciando tutta la scena a Monti e alla sua azione diplomatica.
Adesso, Monti potrà con più credibilità accelerare le riforme che l’Italia, in realtà, non ha ancora realizzato. Potrà decidere o completare le misure per la crescita, la spending review, le correzioni alla riforma del mercato del lavoro, le dismissioni, qualche vera liberalizzazione.
Sarebbe da folli o irresponsabili sedersi sugli allori.
Monti ha vinto la semifinale, come Prandelli e Balotelli. Il campionato non è finito. Ma intravediamo una luce in fondo al tunnel.
Grazie a Mario Monti. Grazie ad Angela Merkel.
E adesso dove si nasconderanno quelli che 'non ci sono negri italiani'? Gli idioti da stadio. I professionisti dell'ululato e del 'se saltelli, muore Balotelli'... La feccia che popola il nostro calcio e che questa notte è salita tutta sulle spalle poderose di un ragazzo di poco più di vent'anni e si è fatta trascinare in piazza a festeggiare sventolando il tricolore. Mario Balotelli, l'italiano. Da oggi più ancora perché finalmente capace di schiudere in un colpo solo tutte e due le facce della sua anima. Quella prepotente del calciatore di talento che conoscevamo e quella dolce e intima di cui, invece, increduli avevamo solo sentito parlare.
Cosa c'è di più italiano che dedicare le gemme di una notte indimenticabile alla mamma? Correre a salutarla in tribuna, preoccuparsi per la sua età. Siamo o no un popolo di mammoni pronti a intenerirci? Mario è uno di noi e la sua esplosione è stata così fragorosa nel catino di Varsavia che nulla da oggi sarà più come prima. La sua doppietta è riuscita a zittire critici ed educatori. Quelli che "è forte ma non si adatta al gruppo" e gli altri pronti ad "augurarsi finalmente la sua maturazione".
Ora Balotelli si è infilato nella galleria finora abitata da Rivera, Tardelli e Grosso. La fotona del suo petto nero mostrato con orgoglio in faccia ai tedeschi è lì insieme ai pugni chiusi dell'Atzeca, all'urlo del Bernabeu e al sorriso incredulo di Dortmund. Incancellabile. Per sempre. Passato in un istante dalla cronaca alla storia.
E' bello che sia accaduto nei giorni in cui la nazionale di atletica leggera a Helsinki lotta mostrandosi al mondo nella sua veste multirazziale, con un atleta su cinque rappresentante della 'nuova Italia'. E' il segno di una rivoluzione che avanza e che nemmeno i buuu beceri possono fermare. A Varsavia Balotelli ha sorriso e non poteva essere diversamente. Lui ha sempre avuto le idee chiare sul suo rapporto con la maglia azzurra. E' arrivato con due anni di ritardo e, forse, nemmeno solo per colpa sua. In Sudafrica avrebbe fatto comodo, ma lì comandava ancora la legge del gruppo.
Sul campo non ha fatto altro che confermare talento e strapotere fisico. In un colpo solo Supermario può prendersi tutto. Basta un gol alla Spagna per essere il capocannoniere e regalarci un titolo che manca dal '68, quando il mondo era attraversato da un'altra rivoluzione. Il suo Europeo però è già vinto. Date un'occhiata ai numeri che lo accompagnano in finale.
Solo Cristiano Ronaldo ha fatto meglio eppure può essere spazzato via. Mario è il giocatore - dopo il fenomeno portoghese - ad aver tirato più volte verso la porta avversaria: 24 centrandola in 14 occasioni. Ha corso avanti e indietro fino allo sfinimento, si è speso in copertura (è secondo per falli commessi), ha preso calci (quinto per falli subiti) e sopportato provocazioni. Da Danzica in poi ogni sua apparizione è stata accompagnata da fischi e insulti. Ha tirato una mezza gomitata con l'Eire e subito un processo pubblico. Molti di quelli che oggi lo esaltano fino a ieri lo criticavano.
Ci perdoni Balotelli, ma anche questo è molto bello ed italiano. Si prepari a scendere dal piedistallo alla prima sconfitta, ma sia anche consapevole di essere entrato laddove tanti non volevano che avesse accesso e cioè dritto nel cuore dei suoi connazionali. Il cliché del giovane viziato pronto a bruciare il suo talento faceva comodo a tutti. Mario l'ha cancellato in una notte. Si è preso sulle spalle l'Italia e l'ha portata verso un sogno. Dove sono adesso tutti quelli che "non ci sono negri italiani?"
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