Ci siamo. Con la pubblicazione del documento definitivo della riforma del lavoro, si è alzato anche il velo su quanto costerà allo Stato e soprattutto su dove il premier Mario Monti e il ministro del welfare Elsa Fornero andranno a pescare per poter finanziare le nuove procedure di gestione dell'occupazione. Perché ad oggi, sia chiaro, i soldi non ci sono.
TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO
Ecco quindi che l'ultima pagina della riforma del lavoro dice chiaramente di quanti soldi parliamo: partiamo dagli 1,71 miliardi per il 2013 fino ai 2,92 miliardi per il 2014, ai 2,5 miliardi per il 2015 e, sempre sulla stessa media di cifre, arriviamo ai 2,22 miliardi del 2021.
Ma da dove prenderanno questi soldi che ancora non ci sono? Dai cittadini e dalle imprese. Ecco come.
- AFFITTI. Viene ridotto dal 15% al 5% lo sconto forfait per chi dichiara con l'Irpef (senza usare la cedolare secca) i redditi derivanti dall'affitto di immobili di proprietà. Questo significa che la base su cui si pagano le tasse aumenta del 10%
- AUTO AZIENDALI. Diminuiscono le deduzioni per l'uso delle auto aziendali. Le imprese, quindi, passeranno dall'attuale deduzione del 40% dei costi delle flotte aziendali al 27,5%. Inoltre, le macchine date ai dipendenti non solo per esigenze di lavoro (a uso promiscuo) non potranno più essere dedotte al 90% dei costi ma al 70%.
- AEREI. L'addizionale comunale sui diritti di imbarco degli aerei sarà fissa di due euro a partire dal luglio del 2013.
- INPS, INAIL e MONOPOLI di STATO. I tre enti dovranno snellire le loro strutture in modo da tagliare i costi interni a partire dal 2013 per 72 milioni di euro (Inps), 18 milioni (Inail), 10 milioni (Monopoli di Stato).
- RC AUTO. Diminuiscono le deduzioni sulla tassa al servizio sanitario nazionale che si paga quando si sottoscrive una polizza RcAuto. Scatteranno solo per importi superiori ai 40 euro (assicurazioni da circa 380 euro).
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