Crescita sì, ma al piccolo trotto, non al galoppo. Nel coro di interpretazioni intorno alla favorevole congiuntura la voce dell'Isae, Istituto di studi e analisi economiche , non appartiene agli acuti, piuttosto ai toni bassi. Secondo il centro diretto da Alberto Majocchi, dopo un 2006 chiuso in accelerazione il 2007 farà registrare ritmi sostenuti ma meno vivaci. Inoltre, i conti pubblici miglioreranno, però non con quell'impeto che il governo di centrosinistra aveva accreditato.
Anzi, secondo l'Isae il miglioramento del deficit sarà appena percettibile, dello 0,1 per cento: dal 2,8 dell'anno passato rispetto al pil (prodotto interno lordo) al 2,7. Le previsioni sono contenute in una nota riservata preparata per il ministero dell'Economia di Tommaso Padoa-Schioppa. Un documento di cui Panorama è entrato in possesso e che rappresenta l'ossatura del rapporto per il 2007 e il 2008 che verrà ufficialmente presentato alla fine di marzo.
Lasciando da parte le variabili di natura politica (crisi di governo e turbolenze varie), per gli economisti dell'Isae il 2007 sarà caratterizzato da due fasi abbastanza diverse. Nei primi sei mesi l'attività economica dovrebbe risultare «relativamente contenuta», quasi al rallentatore, potendo contare soprattutto sull'effetto trascinamento della fine del 2006.
Nella seconda parte dell'anno, invece, dovrebbe verificarsi un nuovo scatto, anche se a ritmi trimestrali meno vivaci rispetto a quelli dell'anno passato. La crescita sarebbe trainata soprattutto dalla domanda interna, cioè gli italiani tornerebbero a spendere e a consumare dopo una quaresima durata più di cinque anni. Mentre il contributo delle esportazioni dovrebbe addirittura risultare negativo.
E questa è una valutazione che differenzia molto le previsioni Isae rispetto a quelle elaborate da altri centri di ricerca e da singoli economisti. Ragionando sul boom del 2006, questi ultimi hanno avanzato l'idea che la crescita italiana potesse risultare effimera, poco più di un fuoco di paglia, perché eterodiretta, cioè legata soprattutto alle esportazioni, trainate in particolare dalla ripresa tedesca, che a sua volta sarebbe legata a fattori contingenti.
Valutate tutte le circostanze, gli esperti Isae ritengono, invece, che la frenata che dovrebbe caratterizzare i primi mesi del 2007 non implichi l'esaurimento della spinta propulsiva dell'economia italiana, «sia perché la congiuntura internazionale, sebbene meno dinamica, si mantiene positiva, sia perché gli stessi indicatori, seppure in ridimensionamento, risultano ancora su livelli favorevoli». Messi in conto anche gli effetti della manovra di correzione e di sostegno alla crescita decisa dal governo, secondo l'istituto di analisi economica l'aumento del pil nel 2007 dovrebbe aggirarsi tra l'1,4 e l'1,5 per cento, a parità di giornate di lavoro con il 2006, senza considerare, cioè, che nel 2007 ci saranno tre giorni di lavoro in più. Calcolando anche questi, il pil potrebbe salire fin dell'1,6 per cento: circa mezzo punto in meno rispetto alle previsioni più ottimistiche circolate in queste ultime settimane.
E circa mezzo punto in meno rispetto pure al tasso di crescita previsto dai più importanti centri di analisi per l'area euro. Anche per quanto riguarda la finanza pubblica la nota Isae è improntata alla prudenza. Per tre motivi, soprattutto. Primo: la dinamica delle spese rimane sostenuta e rischia di essere più forte di quanto il governo abbia finora stimato soprattutto nel settore della sanità.
Secondo: gli effetti della lotta all'evasione, all'elusione e i provvedimenti tesi a recuperare base imponibile potrebbero risultare meno marcati di quanto ipotizzato dal viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco. L'ultimo motivo è collegato all'andamento e alla natura delle entrate.
Così come gli esperti della Banca d'Italia anche quelli dell'Isae ritengono che non sia chiaro se gli incrementi di gettito registrati siano di natura transitoria o permanente . Gli economisti del centro di ricerca elencano le cause che avrebbero determinato il boom delle tasse nel 2006 (più 37 miliardi e più 10 per cento).
Eccole: il buon andamento dell'economia, la dinamica favorevole dei corsi azionari, il rialzo dei tassi di interesse, il pagamento degli arretrati contrattuali nel pubblico impiego, l'aumento del prezzo del petrolio, la concentrazione di rimborsi di buoni postali nel 2005, la modifica del trattamento fiscale degli utili della Banca d'Italia, il gettito straordinario delle una tantum stabilite con la Finanzaria 2006. E infine gli interventi di incremento disposti con la manovra 2007.
Tra gli elementi di incertezza gli esperti Isae inseriscono anche il gettito previsto dai giochi. Per un motivo apparentemente paradossale: l'esperienza insegna che la propensione alle puntate è più forte nei momenti di crisi e cala quando le cose vanno meglio. E ora, appunto, almeno da un punto di vista economico, le cose stanno andando meglio di qualche tempo fa.
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