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Nord Stream, il gasdotto che unisce Russia e Germania con l'aiuto dell'Italia

Nord Stream, il gasdotto che unisce Russia e Germania con l'aiuto dell'Italia Nord Stream, il gasdotto che unisce Russia e Germania con l'aiuto dell'Italia
di Giuseppe Cordasco

Più gas per tutti. È proprio il caso di dirlo dopo l’inaugurazione alla presenza del cancelliere tedesco Angela Merkel e del capo di governo russo Medvedev, del Nord Stream, un moderno gasdotto che collegherà Russia e Germania. Un’opera lunga 1.200 chilometri, che corre sul fondo del Mar Baltico e che dovrebbe garantire la fornitura di circa 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, sufficienti a rifornire ben 25 milioni di abitazioni. Un vero toccasana per l'approvvigionamento del Nord Europa. Un’infrastruttura colossale, nella quale c’è l’impronta importante anche dell’Italia, visto che secondo alcune stime, dei circa dieci miliardi di euro stanziati per la sua realizzazione, circa due sono andati a Saipem che ha curato la posa dei tubi.

“Con questo gasdotto proveniente dalla Russia" spiega a Panorama.it Marzio Galeotti, economista dell’Università di Milano nonché del gruppo de Lavoce.info "si raggiunge l’obiettivo di bypassare tutta una serie di Paesi, e in particolare la Polonia, ai quali innanzitutto sarebbero dovuti dei diritti di transito. Inoltre si neutralizza qualsiasi pretesa di veto o ancora peggio di blocco delle forniture, come accadde qualche anno fa con l’Ucraina per un altro gasdotto”.

Insomma c’è la garanzia dei rifornimenti alla base della joint venture di imprese private, capitanate in primis dalla russa Gazprom e dalla tedesca Ruhrgas, controllata del Gruppo E.On, che hanno deciso la realizzazione dell’opera. “Quelle di cui stiamo parlando sono infrastrutture molto costose e che chiamano in ballo interessi economici molto rilevanti" dice Galeotti "ed è per questo che si preferisce sempre mettere insieme più aziende per la loro realizzazione, aziende che tra l’altro devono avere relazioni molto privilegiate con i Paesi coinvolti”.

È il caso ad esempio della nostra Eni che è impegnata in un altro progetto, gemello di quello appena realizzato, e che dovrebbe portare gas russo nel Sud dell’Europa, e per questo denominato South Stream. “Insieme sempre alla Gazprom russa" continua Galeotti "la nostra azienda del cane a sei zampe sta progettando la realizzazione di un gasdotto che dovrebbe passare sotto il Mar Nero, attraversare la Bulgaria e giungere in Italia”.

Un piano ambizioso messo a rischio però dalla presenza di un progetto concorrente. “Si tratta del Nabucco un altro gasdotto che dovrebbe trasportare gas in particolare dall’Azerbaijan e che dovrebbe passare per Turchia, Grecia e giungere a Vienna”.

south-stream-nabucco

Due progetti alternativi non solo economicamente, ma anche strategicamente. “Nabucco è infatti sostenuto dagli Stati Uniti e preferito dall’Unione europea" fa notare Galeotti "perché limiterebbe il potere di influenza della Russia sull’approvvigionamento energetico nel Vecchio Continente.

L’Eni, e quindi il nostro Paese, in questo caso si trovano dunque in mezzo a due esigenze: da una parte quella di sfruttare le relazioni privilegiate vigenti con la Russia per rifornire il nostro Paese e il resto d’Europa, dall’altra quello di non trovarsi isolati nello scacchiere geopolitico”.

Al momento i due progetti sono in una fase di stallo, anche se pare che il South Stream sia un passo più avanti. “Una cosa è certa" conclude Galeotti "alla fine solo uno dei due progetti verrà realizzato, perché complice anche l’attuale crisi, è impensabile che in Europa ci possa essere bisogno di tutto questo gas, e poi di certo non si troveranno i soldi per realizzare due opere così importanti”.

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