"Phone sharing": più che una moda, condividere il cellulare è una necessità per le persone povere nei paesi in via di sviluppo, dove spesso il telefonino si acquista e si usa in gruppo. Secondo una ricerca della Nokia telefonano in questo modo la metà degli indiani e il 30% dei vietnamiti. E le multinazionali ne iniziano a tenere conto. Il gigante finlandese ha appena lanciato sul mercato due modelli pensati per queste esigenze, il 1209 e il 2600 classic : hanno una rubrica condivisibile da cinque persone, duecento numeri memorizzabili, un design semplice per facilitare l'accesso alle funzioni, un costo ridotto (35 euro il primo, 65 euro il secondo). In alcune nazioni come Kenya e Sudafrica, poi, è già diffusa l'abitudine di utilizzare il cellulare allo stesso modo di un bancomat. Grazie a servizi bancari innovativi il credito telefonico può essere trasferito a distanza e diventa moneta reale, integrando le carenze della rete di sportelli e agenzie soprattutto nelle aree rurali. Più del computer, quindi, il telefonino sta diventando una chiave per l'accesso a strutture primarie per lo sviluppo nelle nazioni povere. E gli acquisti decollano.
Nel 2007 la Nokia si è confermata il leader mondiale nella vendita di cellulari conquistando il 38% del mercato globale, con una crescita annuale del 26,5%. Secondo iSuppli gli altri big hanno quote più ridotte: Samsung il 14%, Motorola il 13,8%, Sony Ericsson il 9%, LG Electronics l'8%. Ma anche piccoli player locali stanno acquistando quote di mercato, come l'indiana HFCL che ha stretto un accordo con la Qualcomm per fabbricare cellulari capacaci di sfruttare protocollo CDMA2000 con reti di seconda e terza generazione. L'anno scorso nel mondo è stato venduto più di un miliardo di apparecchi per la telefonia mobile.
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