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Piano Alitalia: i sindacati dall'Air France alla brace

Il piano di salvataggio elaborato dall'Intesa Sanpaolo è, secondo indiscrezioni, più severo di quello francese. E i sindacati, che fecero fallire il salvataggio francese, ora sperano solo in un intervento del Tesoro

Piano Alitalia: i sindacati dall'Air France alla brace Piano Alitalia: i sindacati dall'Air France alla brace
di Daniele Martini

 

Dalla padella nella brace. I sindacati dell'Alitalia che nelle settimane precedenti alle elezioni di metà aprile assestarono il colpo decisivo e mortale alla trattativa con l'Air France ora si sentono con l'acqua alla gola. Ufficialmente non lo ammettono, anzi fanno sfoggio di compostezza e invitano alla cautela: "Non mettiamo il carro davanti ai buoi" ammoniscono dalla Cgil rifiutandosi di esaminare le indiscrezioni di stampa nelle quali si parla di tagli e si delinea il futuro della compagnia. Mentre Stefano De Carlo, influente vicepresidente dell'Anpac, il sindacato dei piloti che all'Alitalia ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo, ostenta con Panorama un aplomb invidiabile: "Ci vuole prudenza".

Ma basta grattare un po' la superficie ed esce un'altra verità: di fronte alle indiscrezioni e alle voci che circolano intorno al piano Alitalia, che l'advisor Intesa Sanpaolo , sotto la guida di Corrado Passera, sta preparando con la società Boston consulting e lo studio Bonelli-Erede-Pappalardo, i sindacalisti di tutte le sigle sono più che perplessi. Sono proprio imbufaliti, compresi molti della Cisl, a suo tempo recisamente contrari all'ipotesi di cessione della compagnia ai francesi. Anche se Raffaele Bonanni non ha nascosto di essere disponibile a sedere ad un tavolo per Alitalia anche se si trovasse in presenza di un piano che individua 4mila esuberi: "Basta che ci siano gli ammortizzatori sociali adeguati". Senza ammetterlo, tutti quanti sperano, anche se con argomentazioni e accenti diversi, che la politica alla fine ci metta una pezza.

Detto in altri termini: sperano che il governo, in particolare il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che dell'Alitalia è l'azionista principale , e che ha scelto proprio l'Intesa come advisor nell'operazione, prima che sia troppo tardi eviti ciò che essi considerano "uno scempio". Sperano, cioè, che il ministro con la sua autorevolezza intervenga per mettere sui binari giusti il piano prima della presentazione ufficiale. Perché se in quel progetto dovessero essere confermate le anticipazioni circolate, messi alle corde i sindacati non avrebbero probabilmente altra scelta che tornare all'azione facendo ripartire l'ostruzionismo, anche a rischio di essere additati al pubblico ludibrio come i becchini della compagnia.

In quel caso la strada del non impossibile salvataggio e dell'auspicabile rilancio dell'azienda si trasformerebbe di nuovo in un percorso di guerra. E sarebbe un guaio per tutti. Data ultima per la presentazione del piano è la metà d'agosto e i sindacati confidano, da questo punto di vista in coincidenza con il management aziendale guidato da Aristide Police, che sia Passera sia Tremonti si prendano il tempo di riflessione necessario, non per allungare il brodo, che non conviene, con le perdite che ogni giorno si mangiano il prestito dello Stato, ma per evitare decisioni dalle quali poi sarebbe difficile tornare indietro.

Sia i sindacalisti sia i dirigenti dell'azienda giudicano un segnale incoraggiante l'ufficiosa derubricazione dell'ordine del giorno nel consiglio d'amministrazione Alitalia, venerdì 18 luglio, da data per la presentazione ufficiale del piano a occasione di approfondimento,

Per l'Anpac e gli altri sindacati la strada è ancora più impervia rispetto a quella di alcuni mesi fa perché ai loro occhi, e agli occhi di molti dipendenti, il piano Passera così come emerge dalle anticipazioni sarebbe più indigesto di quello dell'Air France. Quest'ultimo prevedeva la riduzione di oltre 2 mila dipendenti, che sarebbero potuti diventare quasi 7 mila includendo i potenziali "esuberi" dell'Alitalia Service (servizi a terra). Il piano Passera prevederebbe un taglio di 5-6 mila lavoratori, cifra non molto distante da quella ipotizzata dai francesi.

L'aspetto che più preoccupa i sindacati è il piano industriale. "Parlare di esuberi è sempre doloroso, ma non sono 500 in più o in meno a fare la differenza in questa situazione di sfascio e con il petrolio a 150 dollari. Il problema è che senza un piano credibile della compagnia di bandiera rischia di restare solo la bandiera. Sono sorpreso, per esempio, che non si parli più di alleanza internazionale: senza un partner estero l'Alitalia muore" lamenta Claudio Claudiani della Cisl trasporti.

I sindacati temono che l'Alitalia sommata all'AirOne di Carlo Toto possa tutt'al più diventare una SuperAirOne, abbastanza grande a livello regionale, con il 70-80 per cento del traffico italiano, ma con una proiezione internazionale insufficiente, destinata a vivacchiare qualche tempo, al massimo qualche anno, ma inesorabilmente votata al declino perché sprovvista della massa critica di traffico necessaria per alimentare l'autofinanziamento e investimenti da compagnia di bandiera.

Attacca De Carlo dell'Anpac: "Con l'Air France i tagli all'occupazione e all'attività Alitalia erano del 25 per cento, con il piano Passera di cui si vocifera sarebbero addirittura del 60. Se l'Intesa Sanpaolo intende favorire l'AirOne, con cui è fortemente esposta, inventando una compagnia nella quale investendo poco ottiene un ritorno quasi immediato, anche se effimero, allora l'operazione è perfetta. Ma siamo sicuri che ciò che va bene all'Intesa vada bene anche al Paese e all'Alitalia?".

Già ad aprile i capi sindacali avevano rischiato di perdere la faccia di fronte a molti dei loro iscritti, i quali erano arrivati a organizzarsi in proprio con manifestazioni spontanee, non riuscendo a capire perché i loro rappresentanti si stavano opponendo all'accordo con i francesi.

Particolarmente incomprensibile risultava l'atteggiamento dei capi Anpac, favorevoli per mesi all'Air France, fino al punto di volare a Parigi per discutere direttamente con il presidente della compagnia transalpina, Jean-Cyril Spinetta. I punti oscuri e spinosi dell'intesa con i francesi, però, erano così tanti, e soprattutto non si capiva bene quale ruolo avrebbe potuto avere davvero la cenerentola Alitalia nei confronti della ricca Air France, che alla fine la linea sindacale ufficiale fu digerita dalla maggioranza. Ma la storia, com'è noto, difficilmente si ripete.

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