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Poco sviluppo e tanti ritardi: le quattro D che frenano l'Italia

Dal debito pubblico, al deficit energetico al divario Nord-Sud: uno studio della Fondazione Edison rielabora i dati sui mali italiani. Il risultato è impressionante. LEGGI ANCHE: L'Italia perde punti (e posizioni) nella classifica della libertà economica

di Redazione

Se Romano Prodi vuol far uscire dai box la macchina Italia e rimetterla in pista, come ha ottimisticamente annunciato,  deve almeno togliere i freni che le impediscono di correre. Perché è vero che il tessuto delle imprese mostra una vitalità sorprendente e l'export ha raggiunto livelli record, ma è altrettanto vero che il prodotto interno lordo (pil) continua a crescere a un ritmo da lumaca. I dati del terzo trimestre 2007 segnavano un più 1,9 per cento (contro il +2,7 dell'area euro) mentre  per il 2008 le previsioni dell'Economist indicano un modesto +1,3 per cento, la metà della Spagna e comunque il tasso di sviluppo più basso nell'area euro. Una crescita che potrebbe essere rallentata ulteriormente dall'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi.

A frenare l'economia italiana sono quattro fattori che la Fondazione Edison , in uno studio appena concluso, ha battezzato "le 4D": debito pubblico, divario Nord-Sud, deficit energetico e infrastrutturale, differenziale fiscale rispetto agli altri paesi.

Nulla di nuovo, certo. Ma merito del lavoro di Marco Fortis, autore del rapporto, è avere rielaborato i dati in modo da fornirne una fotografia originale che può essere riassunta in queste cifre: ogni anno un italiano paga 1.159 euro di interessi sul debito pubblico (790 in più di uno spagnolo), riceve 3.592 dollari di spesa pubblica di qualità (1.700 in meno rispetto a un francese), soffre di un deficit energetico verso l'estero di 851 euro. E nessun altro grande paese dell'Europa occidentale ha 16 milioni di concittadini che abitano in regioni depresse.

1) DEBITO PUBBLICO

Per colpa dell'immenso debito pubblico, quasi 1.600 miliardi di euro, l'Italia ha pagato nel 2006 oltre 68 miliardi di interessi: cioè 3 miliardi di euro più della Germania, quasi 22 miliardi più della Francia, 28 miliardi più della Gran Bretagna e 52 miliardi più della Spagna. In quest'ultimo paese gli oneri sul debito pubblico incidono solo per l'1,6 per cento del pil contro il 4 dell'Italia. Il pagamento degli interessi sul debito pubblico sottrae ogni anno risorse preziose che potrebbero essere altrimenti destinate a maggiori investimenti infrastrutturali, oppure a permettere una consistente riduzione delle tasse. Il carico di debito pubblico che grava

su ogni cittadino italiano ammonta a 26.816 euro, contro valori molto più bassi negli altri quattro maggiori paesi europei: 19.026 euro per abitante in Germania, 18.260 in Francia, 13.909 in Gran Bretagna, solo 8.893 euro in Spagna. Così, rispetto a uno spagnolo, il carico di interessi sul debito pubblico sulle spalle di un singolo cittadino italiano è stato nel 2006

di 791 euro più elevato: 1.159 euro contro 368 euro.

2) DIVARIO NORD - SUD

Rispetto all'Italia, nessuno degli altri quattro maggiori paesi europei presenta un numero tanto elevato di abitanti con un reddito ufficiale pro capite (a parità di potere di acquisto) del 25 per cento inferiore alla media delle 27 nazioni dell'Ue: in Italia quasi 17 milioni di persone    (gli abitanti di quattro regioni, la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia) vivono mediamente al di sotto di tale soglia, contro meno di 2 milioni di cittadini francesi dei quattro territori d'Oltremare e poco più di 1 milione di cittadini spagnoli dell'unica regione iberica povera: l'Extremadura. La Germania e la Gran Bretagna stanno ancora meglio e non presentano alcuna regione così povera. Senza uno sviluppo virtuoso del Mezzogiorno, il pil italiano faticherà molto più di quello degli altri paesi europei a crescere nei prossimi anni. Il tema del divario Nord-Sud dovrà dunque tornare al centro della politica economica.

3) DEFICIT ENERGETICO E INFRASTRUTTURALE

Secondo i dati riportati nello studio della fondazione, siamo nelle ultime posizioni  per quanto riguarda le infrastrutture per l'energia, la qualità del trasporto aereo, le infrastrutture per la distribuzione di merci e servizi, nonché per la manutenzione e lo sviluppo delle infrastrutture in generale. A questo si aggiunge il problema dell'esplosione dei prezzi del petrolio e del gas: a causa della sua strutturale dipendenza energetica dagli idrocarburi, l'Italia ha pagato negli ultimi anni   un conto con l'estero molto elevato per l'energia. Dal 2001 al 2006 la "bolletta" energetica è quella aumentata di più in Europa, passando da 18,8 a 50 miliardi di euro, con un incremento di 31,2 miliardi. Anche il deficit commerciale energetico  con l'estero della Germania, che ha una popolazione di oltre 23 milioni di abitanti superiore alla nostra, è cresciuto di meno di quello italiano. Sempre nel quinquennio 2001-2006 ogni italiano ha sofferto un incremento pro capite del deficit energetico con l'estero di 532 euro, mentre per un cittadino inglese tale aumento è stato solo di 282 euro; i francesi hanno   pagato solo 334 euro in più.

4) DIFFERENZIALE FISCALE

Dal 2006 il peso delle tasse sul pil italiano è tornato a salire, portandosi dal 41 al 42,7 per cento, contro il 35,7 in Germania, il 37,4 della Gran Bretagna, il 36,7 in Spagna, il 28,2 degli Usa e il 27,4 del Giappone. Solo i francesi e gli scandinavi pagano più tasse degli italiani, ma in cambio ricevono  un flusso superiore di spesa pubblica "di qualità" in termini di ricerca e sviluppo, istruzione e sanità, che rispetto all'Italia va dai 1.700 dollari in più per abitante della Francia ai 5.200 dollari in più per abitante della Norvegia.

Sarebbe importante ridurre il carico fiscale per rilanciare la domanda interna. Il pil italiano, invece, è trascinato principalmente dall'export e dagli investimenti che le imprese esportatrici hanno effettuato in questi anni. Mentre restano poco dinamici i consumi privati, schiacciati  dal caropetrolio e dalle tasse troppo elevate, specie in rapporto alla qualità dei servizi pubblici che i cittadini ricevono in cambio dalla lenta e poco efficiente macchina della pubblica amministrazione. Purtroppo, l'occasione di impiegare il "tesoretto" emerso nel 2007 per ridurre il debito pubblico e le tasse è stata sprecata.

E la morsa delle "4 D" che attanagliano l'italia, sottolineano alla Fondazione Edison, si fa sempre più stretta.

G.F.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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