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Retromarcia sui biocarburanti. La Fao: fanno aumentare gli affamati

Secondo l'ultimo rapporto dell'agenzia Onu va rallentata la corsa ai biocombustibili: nel 2007 ha provocato circa 75 milioni di nuovi poveri. Intanto il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo ha stanziato 10 mln di euro per la ricerca sull'energia rinnovabile dell'idrogeno. Il VIDEO servizio

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Tag:  agricoltura alimetare ambiente biocombustibili biofuel

di Massimo Morici

 

La corsa al biofuel in Occidente fa aumentare gli affamati nel Terzo mondo. E il monito viene dalla Fao . È il secondo avviso, in realtà, da parte dell'organizzazione mondiale per l'alimentazione e l'agricoltura, dopo quello del direttore generale Jacques Diouf a metà settembre , contro la trasformazione dei prodotti alimentari in combustibili.

E stavolta porta come prova a carico l’ultimo rapporto dell’agenzia Onu sullo stato dell’alimentazione e l’agricoltura (Sofa 2008 : The State of Food and Agriculture), secondo il quale l’incremento di politiche e di sussidi per produrre i biocombustibili da cereali e canna da zucchero ha provocato l’impennata dei prezzi delle derrate alimentari, creando circa 75 milioni di nuovi affamati.

Stando al rapporto Fao, oggi i poveri che non riescono a sfamarsi sono circa un miliardo, mentre salgono a 22 i Paesi dipendenti dalle importazioni di combustibile e cereali che sono considerati vulnerabili per alto tasso di denutrizione cronica. "L’impatto sulla sicurezza alimentare" ha spiegato il coordinatore del rapporto della Fao, Keith Wiebe "è significativo, visto che già oggi il 50 per cento della canna da zucchero brasiliana serve per produrre etanolo, e così il 30 per cento del mais statunitense e il 60 per cento dei semi oleosi prodotti in Europa".

A dare una spinta all’aumento degli affamati, secondo il rapporto Fao, le politiche e i sussidi a favore di biocarburanti nei Paesi Ocse : investimenti che solo nel 2006 sono stati di oltre 10 miliardi di dollari; mentra la produzione è più che triplicata in sette anni: 52 miliardi di litri di etanolo nel 2007, tre volte di più che nel 2000, e circa 10 miliardi di litri di biodiesel, undici volte di più del 2000. "Eppure" ha osservato Keith Wiebe "negli ultimi due anni la produzione di etanolo negli Usa non è stata redditizia e si è retta solo grazie alle sovvenzioni".

E i biocombustibili sono destinati a occupare una piccola fetta del mercato dei carburanti, considerando che anche i dati Fao confermano il dominio dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas nel 2030 copriranno ancora l’82 per cento della domanda energetica (rispetto all’81 per cento di oggi), mentre i biocombustibili liquidi saranno solo tra il 3 e il 3,5 per cento del consumo globale di energia per il trasporto. Alla luce di questi dati, secondo il direttore generale della Fao, "occorre rivedere le politiche relative alla produzione di biocombustibili e trasformarle in un’opportunità per gli agricoltori dei Paesi poveri; abolire dazi e sussidi a favore dello sviluppo agricolo e rurale del sud del mondo e garantire ai piccoli coltivatori l'accesso a terre e a risorse idriche".

Intanto il Governo italiano ha deciso di investire su altre fonti di energia non derivate da prodotti alimentari, come l’idrogeno, accanto al rilancio del piano di sviluppo dell’energia nucleare. Il ministro dell’Ambiente , Stefania Prestigiacomo , martedì ha stanziato dieci milioni di euro per un bando di ricerca sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili diretto ad enti pubblici e privati . "Sono convinta" ha spiegato il ministro dell'Ambiente "che coniugare efficienza energetica e fonti rinnovabili, promuovendo il progresso scientifico anche su nuovi promettenti filoni di ricerca come quello legato all’utilizzo dell’idrogeno, sia una delle principali strade da percorrere per il nostro paese che è privo di giacimenti di combustibili fossili ma ricchissimo di risorse naturali rinnovabili".

Da qui ai prossimi 10 anni, in attesa che l’opzione nucleare possa dare il suo contributo al nostro mix energetico, "dobbiamo puntare con il massimo impegno a promuovere le tecnologie esistenti, ma anche a indurne di nuove" ha aggiunto la Prestigiacomo "capaci di sfruttare in condizioni economiche più competitive sole, vento e biomasse".

Potranno presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L’associazione dovrà comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa l'associazione potrà comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, esco, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.

Il VIDEO servizio:

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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