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Scommesse: business del secolo? Vanno a passo di lumaca

L'apertura di nuovi punti gioco dedicati allo sport e all’ippica non ha avuto il boom che si aspettava. Per quali motivi? Colpa delle complicazioni burocratiche, della scarsa copertura adsl e della zonizzazione prevista dal decreto Bersani

Tag:  better corse Eurobet gioco Intralot

di Daniele Martini

Se non proprio il business del secolo sembrava dovesse diventare almeno l'affare del decennio. E invece l'apertura di nuovi punti gioco dedicati soprattutto alle scommesse sportive e ippiche sta andando a passo di lumaca contro ogni previsione. Al punto che numerosi esperti del ramo cominciano a parlare di clamoroso flop. Tranne la fortissima Lottomatica che sta lanciando il nuovo marchio Better e sta aprendo un migliaio di corner in tutta Italia e tranne (almeno in parte) anche Sisal che già aveva una rete capillare ad hoc, tutti gli altri operatori, dall'italiana Snai agli stranieri Ladbrokes , Eurobet e Intralot , sembrano in sofferenza.

Secondo dati raccolti da Agicos , agenzia specializzata diretta da Fabio Felici, e forniti in anteprima a Panorama, dei circa 14 mila nuovi negozi che sarebbero dovuti spuntare come funghi nei mesi passati, ne sono stati aperti sì e no 3 mila. I greci di Intralot, per esempio, che avevano fatto incetta di diritti di apertura, fino a questo momento hanno potuto tirare su la saracinesca di appena una quarantina dei 600 nuovi negozi di cui avevano comprato la concessione. È vero che sulla carta gli operatori hanno altri 9 mesi di tempo per completare l'apertura delle sedi, ma l'avvio bruciante che molti si aspettavano non c'è stato. Anzi, l'impressione è che stenti parecchio a decollare tutta l'operazione voluta esattamente un anno fa con un decreto dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.

Contro ogni aspettativa, insomma, si sta creando una situazione paradossale, perché qualsiasi conoscitore del ramo giochi continua a considerare le scommesse sportive come il nuovo propellente per l'ulteriore espansione del mercato del gaming ormai prossimo ai 40 miliardi di fatturato all'anno. Almeno tre fattori stanno rallentando l'operazione. Il primo è che il decreto Bersani non ha previsto una corsia preferenziale per lo snellimento delle procedure necessarie per le aperture. E infatti l'iter burocratico imposto è farraginoso e complicato, a cominciare dal rilascio dei nulla osta delle questure, concessi con il contagocce. In secondo luogo gli operatori di telefonia che dovrebbero installare e verificare le linee dedicate adsl se la stanno prendendo comoda. La terza causa che sta frenando le aperture è legata alla zonizzazione prevista dal decreto ministeriale. Dovendo rispettare il limite di 800 metri di distanza dal negozio di scommesse più vicino, molti operatori hanno scoperto di poter aprire punti di raccolta solo in periferia o in zone  poco appetibili.

Il risultato di questa serie di imprevisti peserà inevitabilmente sugli incassi dello Stato. Il Totocalcio, per esempio, è di fatto scomparso dalla scena. Fino a giugno gli appassionati potevano giocare la schedina in 20mila ricevitorie che nel frattempo, però, sono state chiuse. La conseguenza immediata è stata una contrazione degli incassi di circa il 60 per cento nelle prime giornate di campionato. Anche i concorsi ippici (Accoppiata , Vincente , Tris , Quartè , Quintè ) hanno rischiato di finire nello stesso tritacarne del Totocalcio , ma per fortuna in quel caso i Monopoli hanno opportunamente emanato una circolare con cui è stata prorogata fino al 30 settembre la raccolta nella vecchia rete.

Stando così le cose sarà difficile per il governo centrare le previsioni di entrata da scommesse nel 2007. Una relazione tecnica aveva previsto un incremento di introiti di 800 milioni di euro, ma a questo punto a stento saranno 500.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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