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Tarsu, ora si chiama Tares e funzionerà così

Tag:  immobili nuova Tarsu rifiuti T Tares

di Giuseppe Cordasco

Si chiama Tares, Tassa sui rifiuti e sui servizi, ed è il balzello che andrà tra qualche tempo a sostituire le vecchie Tarsu e Tia. In un periodo in cui gli italiani stanno cominciando a fare seriamente i conti con la nuova Imu , o con l’Imu bis , è bene non dimenticare le altre amare sorprese che ci riserva il nuovo fisco disegnato dal governo Monti . E sì perché questa nuova imposta è stata introdotta con il decreto Salva Italia .

L’unica consolazione, decisamente magra, è che entrerà in vigore dal primo gennaio 2013, ma il governo entro il prossimo 31 ottobre dovrà emanare un regolamento, che tra l’altro dovrà chiarire tutta una serie di questioni che come vedremo risultano ancora oscure.

CHI DEVE PAGARE

La Tares, o nuova Tarsu, come ancora qualcuno ama definirla, nasce con l’obiettivo di accorpare in un’unica tassa i contributi sia per le gestione, sia per la raccolta, che per lo smaltimento dei rifiuti e interesserà sia i privati cittadini che le imprese commerciali. In pratica chiunque possiede case, abitazioni, locali commerciali e non, aree coperte e scoperte in grado di generare rifiuti solidi urbani sarà tenuto a versare la nuova tassa nelle modalità che vedremo più avanti.

Il primo dubbio, che dovrà essere chiarito dal regolamento sopra citato, riguarda chi materialmente sarà tenuto al pagamento. Al momento, così come avviene già per Tarsu e Tia, dovrebbe essere il possessore dell’immobile e non il proprietario a pagare. Questione non da poco conto, se si pensa soprattutto al fronte delle abitazioni in affitto.

QUANTO SI PAGA

Anche in questo caso, così come già avviene per la Tarsu, la cifra dovuta sarà calcolata sulla base della superficie catastale dell’immobile in questione. A essa sarà applicata un’aliquota decisa a livello governativo. Mancano però al momento entrambi i parametri, e cioè le modalità di calcolo della superficie catastale per il calcolo della Tares e le aliquote relative, fattori entrambi che dovranno venir fuori dal citato regolamento.

Le incognite però non finiscono qui, perché, così come già avviene per l’Imu , i Comuni potranno  decidere di aumentare l’imposizione oltre a stabilire eventuali esenzioni per particolari immobili. Ancora una volta dunque, siamo nella situazione, così come accaduto per l’Imu, di sapere che dovremo pagare, ma di non sapere quanto.

COME SI PAGA

Saranno al momento opportuno rilasciati i classici codici dei tributi e solo allora i cittadini avranno il riferimento utile per effettuare il versamento che potrà avvenire con modello F24. Altra notazione necessaria riguarderà eventuali codici comunali che dovranno essere specificati. Come accennato infatti la Tares, che riunisce in unico versamento tutte le precedenti imposte riguardanti i rifiuti, servirà a finanziare sia le spese dei Comuni, quanto quelle dell’amministrazione centrale.

E dunque, come già avviene per l’Imu, più della metà della quale finisce allo Stato, anche sulla nuova Tarsu o Tares che dir si voglia, ci saranno spartizioni tra Stato e Comuni, sulle cui proporzioni però nulla ancora è stato deciso.

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