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Start-up in vetrina a New York

Nella quarta edizione della Italian Business & Investment Initiative, 12 start-up italiane si sono presentate agli investitori

Start-up in vetrina a New York Start-up in vetrina a New York
New York (Credits: EPA/KRISTOFFER TRIPPLAAR)

Tag:  Fernando Napolitano Italian Business & Investment Initiative start-up

di Zornitza Kratchmarova

«Siamo stati tra i primi investitori early stage di Skype. L’abbiamo scoperta per caso, o quasi. Direi che è andata piuttosto bene». Michael Felman, a capo del family office Msf Capital Advisors e lui stesso business angel della prima ora con un portafoglio di svariati milioni di dollari si aggira per il 21esimo piano del 348 di Park Avenue nel cuore di Manhattan con il fare da vecchia volpe. È alla ricerca perenne di realtà su cui scommettere e non è escluso che qui possa trovare qualche idea che valga la pena. Siamo al quarto Italian Business & Investment Initiative presso gli uffici di New York di Loeb & Loeb Llp, tra gli studi di avvocati d’affari più prestigiosi degli Usa con oltre 300 specialisti. Sul palco stanno per sfilare 12 start-up italiane attive nei settori più svariati.

Felman è categorico: «I soldi ci sono. Ma servono idee di business concrete». Gli fa eco J. Skyler Fernandes, numero uno di Centripetal Capital Partners, un venture capital con focus su start-up alle prime armi e una formula di intervento rodata: da 1-3 milioni di dollari fino a un massimo di 10 per singolo investimento in cambio di una partecipazione che non supera mai il 49% delle quote. Con base a Ellis Island vorrebbe trasformare l’isola sinonimo stesso di immigrazione in un polo d’attrazione per gli innovatori in arrivo da tutto il mondo. «Stiamo inaugurando un incubatore che farà base proprio a Ellis Island» racconta con malcelato orgoglio. «Vogliamo radunare cervelli da tutto il mondo. Anche dall’Italia? Certo. È per questo che sono qui». Mentre Dan Kaminski, un veterano del private equity e amico di vecchia data di Fernando Napolitano, 48 anni, anima dell’evento e fondatore di Why Italy Matters Corp., la società di diritto Usa nata per promuovere negli Stati Uniti il meglio dell’industria italiana dell’high tech proprio attraverso il progetto Italian Business & Investment Initiative, taglia corto: «Non mi sono mai perso un evento. E nonostante io sia solito scommettere su realtà di taglia medio-grande in più occasioni ho messo a disposizione dei ragazzi di Fernando i miei contatti. Perché il networking è tutto».

Ma ora bando alle chiacchiere. È l’avvocato d’affari Joseph F. Daniels, il padrone di casa, a suonare il gong e a presentare i top investor che metteranno alle strette i 12 ragazzi con domande volte a scoprire i loro eventuali punti deboli: c’è Mark Davis, abbigliamento ultra casual e ciuffo ribelle, venture partner del fondo High Peak, ceo e co-fondatore del fondo Kohort, punto di riferimento per tutte le start-up basate su Internet; c’è Max Pellegrini, ex socio di Buongiorno, la exit italiana più clamorosa di tutti i tempi con un assegno staccato da 300 milioni di dollari, e ora a capo di Dada Entertainment con sede a New York; e c’è Alessandro Piol, fondatore di Vedanta Capital, nelle fila del venture capital da almeno un paio di decenni e da sempre attivo sulla piazza newyorkese.

La parola passa a Fernando Napolitano che riassume in due battute due anni di attività al top: «In collaborazione con la fondazione Mind The Bridge con sede a San Francisco abbiamo portato Oltreoceano 60 start-up attive nei campi più disparati e i fondi raccolti finora ammontano a 5 milioni di dollari». Tra i partner di Napolitano ci sono anche Innogest Sgr, il più grande fondo nazionale per le start-up con un patrimonio di oltre 90 milioni di euro; e, ancora, Intesa Sanpaolo che, con il progetto Start Up Initiative e i fondi Atlante Ventures, ha accesso a un portafoglio pressoché infinito di società in erba. Sono loro a selezionare i migliori da presentare Oltreoceano. La sala è gremita. Sono almeno 200 i business angel, i capitani d’industria o le vecchie volpi del capitale di rischio presenti.

In soldoni: l’occasione per i 12 ragazzi che sfileranno sul palco è ghiotta. A patto che si giochino al meglio le loro carte. E sfruttino bene il poco tempo a disposizione: 4 minuti a testa per snocciolare dati, numeri, tracciare piani di sviluppo o progetti di rientro dei capitali investiti. Con tanto di gong allo scadere. Con 3 minuti a seguire di Q&A serrate. Sono i 3 investor top a incalzarli ma anche dal pubblico piovano quesiti a raffica. E non pochi appunti. Anche critici. Ed eccoli. Inizia Fabrizio Sotti, ex Sony Records e Universal, ora a capo di ArtistFan al via nel gennaio del 2013 con una piattaforma interattiva online per la distribuzione e promozione di musica, video e concerti in streaming.

Con sede a New York finora ha raccolto 1,5 milioni di dollari di fondi terzi. La metà o quasi di quanto incassato da Giovanni Strocchi di Admantx con in mano un assegno di 2,8 milioni di dollari firmato da Atlante Ventures e un fatturato atteso per il 2013 a quota 4 milioni di dollari per la sua piattaforma per la pubblicità online capace di abbinare gli spot in base ai testi riportati in pagina. Niente promo di crociere di fianco alla cronaca in diretta del disastro della Concordia, per intenderci. Perché quanto meno di cattivo gusto. O no? Punta tutto sul rapporto genitori-figli invece Elena Favilli, la terza start-upper a salire sul palco.

Con la sua Timbuktu ha lanciato il primo giornale per i 6-12enni per iPad con giochi e notizie di ogni tipo e in aggiornamento perenne. Con sede a San Francisco finora ha raccolto 500 mila dollari. Anche da investitori italiani tra cui H-Farm, Nanabianca e Atlante Seed. Ma può fare molto di più. E gli applausi della platea lo dimostrano. Unico neo? La versione per Android arriverà ai primi del 2014. E due anni e più per chi opera su Internet sono un’eternità. Ma a raccogliere gli applausi più entusiasti è Franco Bondi di PlusPlugg con i suoi oggetti intelligenti tipo metro, bilancia o termometro collegabili all’iPhone e in vendita negli Apple Store d’Europa dai primi di dicembre.

Con il pezzo forte: la stazione meteo che in base al tempo è in grado di preveder il traffico atteso e persino anticipare la sveglia per evitarti un ingorgo o l’arrivo in ufficio a un orario indecente. Vertis Venture presente in platea con Marco Agostini vi ha investito 3 milioni di dollari ma le potenzialità di crescita sono pressoché infinite. E ancora: sfilano Matteo Cascinari di Blomming con all’attivo 1,7 milioni di dollari targati Vertis Venture; Lorenzo Fragola di Real Made in Italy ora in fase di lancio in collaborazione con Eataly per la parte food della piattaforma dedicata al lifestyle italiano; Antonio Tomarchio di Beintoo con in cassa 7,5 milioni di dollari stanziati da Innogest Sgr e Tlcom Capital Partners per la community per appassionati di app chiamati a sfidarsi in giochi di ogni tipo con in palio i bedollar da trasformare in buoni sconti nei negozi partner online e offline.

I giocatori registrati al sito hanno raggiunto la cifra record di 273 milioni di utenti con un milione e passa di nuovi iscritti al giorno. Incredibile!

Poi tocca a Daniele Novaga di Stereomood; Ugo Parodi Giusino di Mosaicoon, altra scommessa di Vertis Venture con 800 mila dollari investiti; Claudio Vaccarella di HyperTvx; Alessio Morena di Icoolhunt, su cui ha puntato Atlante Ventures del gruppo Intesa Sanpaolo; e infine Alessandro Santo di Homply a cui il top investor Mark Davis consiglia vivamente di cambiare nome. Perché? Non lo dice. Ma pare che ricordi uno slang dei sobborghi Usa poco gentile. Risate in platea ma applausi per l’idea: il bloc notes virtuale per facilitare al massimo la ricerca di una casa nuova piace. Perché tutti sappiamo che cosa significa cercarne una. Un dato per tutti: nel mondo si buttano 400 milioni di ore l’anno per la ricerca dell’appartamento giusto. Alzi la mano chi non è d’accordo sul fatto che sia la più grande perdita di tempo possibile! E dunque: Homply.

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