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Fiat, addio Lancia ma arrivano nuovi investimenti (speriamo)

Ecco perché le promesse di Sergio Marchionne saranno difficili da mantenere

Fiat, addio Lancia ma arrivano nuovi investimenti (speriamo) Fiat, addio Lancia ma arrivano nuovi investimenti (speriamo)
L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (AP Photo/Yves Logghe/LaPresse)

Tag:  Fiat investimenti Melfi Sergio Marchionne

di Giuseppe Cordasco

La Ford chiude due stabilimenti in Inghilterra e uno in Belgio, la Peugeot fa lo stesso e a breve abbandonerà l’impianto di Aulnay. La Fiat invece rilancia ma annuncia che il marchio Lancia praticamente sparirà, garantisce che manterrà attivi tutti i siti produttivi italiani ma annuncia nuovi investimenti.

I numeri del terzo trimestre del 2012 hanno però creato forti perplessità negli analisti finanziari, visto che l’attivo deriva solo dalle ottime performance di Chrysler e del mercato brasiliano. E una conferma sulle incertezze finanziarie del Gruppo sono arrivate dalle stesse previsioni annunciate da Marchionne, che ha parlato di un pareggio delle attività in Europa fissato per il 2015 o 2016.

Ha assicurato  che la Fiat manterrà tutti i siti produttivi. E che anzi, nei prossimi anni punterà decisamente al lancio di nuovi modelli che dovranno in particolare essere utilizzati per sfondare sui mercati stranieri. A Melfi allora, a fianco alla Punto, si produrrà il nuovo Suv Jeep e a Mirafiori, insieme al sito di Grugliasco della ex Bertone, via libera ai modelli di Alfa Romeo e Maserati di alta gamma. Discorso analogo per Cassino, dove la produzione dovrà concentrarsi su modelli di alto livello tutti da esportazione. In tutto dovranno essere ben 17 i nuovi modelli che nasceranno in Italia fra il 2012 e il 2016, compresi i mezzi commerciali.

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Annunci che hanno in parte rassicurato i sindacati, anche se ancora una volta nessuna cifra è stata in effetti resa nota sull’entità degli investimenti. Una circostanza che in molti ha lasciato il dubbio che possa trattarsi dell’ennesimo annuncio-bluff di Marchionne, che farebbe seguito a quello sulle magnifiche sorti e progressive del progetto Fabbrica Italia poi naufragato nel nulla . “Francamente – ci dice l’economista Aldo Enrietti dell’Università di Torino – ho forti dubbi che nel lungo periodo queste promesse possano essere mantenute. Tra l’altro rispetto al progetto di Fabbrica Italia, ci troviamo di fronte a un piano che addirittura prevede l’attività di un impianto in più, quello di Grugliasco ex Bertone dove dovrebbero essere prodotte Maserati e Alfa di gamma alta”.

E proprio sulla decisione di puntare molto del futuro produttivo italiano di Fiat su prodotti di alto livello, emergono altre perplessità. “Nessun dubbio che i nostri stabilimenti siano in grado di produrre vetture di alta gamma da esportazione – spiega Enrietti -. Il problema vero però è poi riuscire a vendere questi modelli. In passato si è tentata questa strada con qualche successo solo con modelli come la 164, la Thema e la Croma, ma per il resto è stato un fallimento. Senza contare che su questo segmento di mercato bisognerà vedersela con i colossi tedeschi ben posizionati già da tempo”.

E proprio il fatto che a vendite più contenute dovranno corrispondere produzioni più limitate, fin d’ora non è chiaro se puntare su veicoli di alta gamma riuscirà a compensare il calo produttivo di vetture medio-piccole. “Mi ha sorpreso in questo senso il silenzio assoluto di Marchionne ad esempio sul futuro della Punto – attacca Enrietti -. È difficile infatti immaginare che un calo di produzione di questa che rappresenta l’auto di punta del Gruppo possa essere sostituita a Melfi dall’arrivo del Suv Jeep. In queste condizioni vedo davvero complicato riuscire a produrre un milione di vetture all’anno come promesso da Marchionne”.

Una constatazione che diventa tanto più vera se si considera anche l’annunciato addio alla Lancia. “È la definitiva presa d’atto – afferma Enrietti - delle manifeste difficoltà di un marchio ridotto ormai al lumicino a livello di vendite. Rimarrà solo la Ypsilon che tra l’altro notoriamente è un prodotto di origine Autobianchi e che si era evoluto come Lancia”. Dunque, quello che si può affermare con certezza è che le parole di ieri di Marchionne non rappresentano in nessun modo un programma definitivo sul futuro della Fiat.

A qualcuno è addirittura parso l’ennesimo tentativo di prendere tempo in attesa che qualcosa di più radicale avvenga sul fronte delle vendite. “D’altronde – sottolinea Enrietti – stiamo parlando di modelli nuovi che nella migliore delle ipotesi si inizieranno a produrre per la fine del 2013 se non nel 2014. E dunque almeno per il prossimo anno e mezzo – conclude l’economista - il futuro degli stabilimenti Fiat dovrà fare i conti ancora e solo con tanta cassa integrazione ”.

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