• RSS
  • youtube
Home  -  Economia  -  Aziende  -  Scandalo Mps, la morte e la tragedia

Scandalo Mps, la morte e la tragedia

David Rossi, capo della comunicazione dal 2006, aveva 51 anni. Vicino a Giuseppe Mussari non era indagato nella vicenda giudiziaria che riguarda la banca. Forse ritrovato un biglietto nel cestino (da verificare): "Ho fatto una cavolata"

Scandalo Mps, la morte e la tragedia Scandalo Mps, la morte e la tragedia
Il corpo senza vita di David Rossi, responsabile dell'area comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, 06 marzo 2013. Rossi si sarebbe gettato dalla finestra del suo ufficio cadendo nel cortile interno di Rocca Salimbeni. Sul posto, oltre alla polizia, il 118, ma i soccorsi sono stati inutili. (Credits: ANSA/NICCOLO CADIRNI)
di Gianluca Ferraris

- da Siena

Il punto di non ritorno del caos che investe il Monte dei Paschi di Siena ha una collocazione spaziotemporale ben precisa: piazza Salimbeni, sede dell'istituto più antico del mondo, poco dopo le 20 e 30.

Gli uffici della banca erano deserti - l'ultima impiegata era uscita intorno alle 20 - quando David Rossi, uno dei manager più in vista del Monte (era a capo della comunicazione dal 2006, dopo aver rivestito lo stesso ruolo nella fondazione di controllo) è precipitato dalla finestra del suo ufficio al quarto piano dello storico edificio che si affaccia sulla retrostante via del Refe Nero.

Un suicidio, apparentemente.

Nessuno, stando alle primissime ricostruzioni, avrebbe notato infatti nulla di anomalo. Neppure le pattuglie di carabinieri e polizia intervenute nel giro di pochi minuti, così come i sanitari del 118 che, purtroppo, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. A dare l'allarme era stato un suo collega, insospettito perché Rossi non rispondeva al cellulare.

Rossi, nato a Siena il 2 giugno 1961, era laureato in Lettere moderne indirizzo artistico (storia dell'architettura). Giornalista professionista, era in strettissimi rapporti con l'ex presidente di Mps e Abi Giuseppe Mussari, oggi indagato.

Perquisito il 19 febbraio scorso nell'ambito dell'inchiesta sul Monte dei Paschi, il responsabile della comunicazione non era iscritto nel registro degli indagati.

Ma, secondo quanto viene raccontato da chi lo conosceva bene, negli ultimi mesi (e soprattutto dopo la perquisizione subita) Rossi era diventato molto più cupo e aveva mostrato preoccupazione per il proprio futuro lavorativo.

Cambiamento che non poteva passare inosservato. Per tutti, compreso chi scrive, il manager era una persona mite, competente, sempre disponibile e mai astiosa con i giornalisti, persino in una fase come questa, delicatissima per le sorti di Mps e per chi, come lui, ne era portavoce.

Nelle ore successive alla morte di Rossi, attorno alla scena del suicidio, tuttora transennata, si sono visti anche i pm che indagano su Mps e alcuni agenti della Digos.

Gli inquirenti in queste ore sono alla ricerca di tracce, indizi, qualsiasi cosa che possa spiegare le ragioni del gesto: hanno già ascoltato alcuni dei membri della direzione comunicazione, che a Rossi facevano capo, e della sua segreteria.

E nel suo ufficio, stando a quanto riferito da un reporter locale, avrebbero rinvenuto un biglietto (era nel cestino) con su la scritta “Ho fatto una cavolata”. Toccherà ora cercare di interpretare quel messaggio, qualora ne venisse accertato il legame con il suicidio del responsabile comunicazione di Mps.

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti

Speciali

Speciali

Video Hot