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La Camera di Commercio di Roma e il suo tesoretto da 120 milioni fanno gola a molti

Acceso lo scontro tra il presidente Giancarlo Cremonesi e il predecessore Andrea Mondello

La Camera di Commercio di Roma e il suo tesoretto da 120 milioni fanno gola a molti La Camera di Commercio di Roma e il suo tesoretto da 120 milioni fanno gola a molti
Andrea Mondello, ex presidente della Camera di Commercio di Roma (Credits: Imagoeconomica)
di Stefano Caviglia

Quanto può costare una torta di compleanno? Dipende da chi organizza la festa. Quella acquistata a novembre scorso dalla Camera di commercio di Roma per i vent’anni del web è costata ben 3.530 euro, come Panorama.it ha potuto verificare dal rendiconto dell’ente pubblico. Non c’è troppo da stupirsi: per l’intera manifestazione, svoltasi nei giorni drammatici dell’insediamento del governo di Mario Monti, se ne sono spesi più di 200.000, pagati in gran parte con i contributi annuali (obbligatori) delle imprese della provincia. È proprio questa dote, del resto, a fare della Camera di commercio uno dei punti nevralgici del potere cittadino, oggetto da anni di complicate trattative fra i maggiorenti della capitale, che ogni tanto finiscono per contendersene il controllo senza tanti riguardi.

A quanto pare questo è uno di quei momenti. Ad affrontarsi con il coltello fra i denti sono oggi il presidente Giancarlo Cremonesi (uomo di destra, legato al sindaco Gianni Alemanno) e il suo predecessore Andrea Mondello (vicino a Walter Veltroni), che ha ancora una forte presa sulla struttura attraverso il fedelissimo Pietro Abate, segretario generale messo lì proprio da lui nel 2007.

Oggetto della contesa è sempre la straordinaria liquidità della Camera di commercio, che Cremonesi vorrebbe impiegare per dar lustro alla sua gestione, in particolare con la creazione di un consorzio per l’internazionalizzazione delle imprese romane. Se non fosse che da qualche tempo ogni suo progetto si infrange regolarmente contro un muro di resistenze burocratiche. Tant’è che si è creato un «tesoretto» da più di 120 milioni di euro.

Qual è l’origine di questa parsimonia così in contrasto con le vecchie abitudini? Tutto si spiega con la rottura dell’accordo informale stipulato fra le due grandi aree politiche della città al momento dell’elezione di Cremonesi. A metà mandato, così era stabilito, il suo posto sarebbe andato al direttore della Cna, Lorenzo Tagliavanti (uomo di sinistra, vicino a Mondello). Ma questo avveniva nel 2010. Ora l’idea della staffetta non è più considerata attuale dal presidente, convinto che nel frattempo gran parte della base associativa prima favorevole a Tagliavanti si sia spostata dalla sua parte. La resistenza della struttura, dunque, sarebbe nient’altro che una ritorsione. Tanto più indigesta per Cremonesi e i suoi in quanto considerata parte di un machiavellico progetto: tenere in serbo il forziere della discordia per il giorno della vittoria del candidato sindaco del Pd Nicola Zingaretti nel 2013, data ormai per scontata. Il passo successivo sarebbe il ribaltone in Camera di Commercio per mettere in sella Tagliavanti, lo stesso Mondello o qualcun altro del loro entourage.

In mezzo a questo intrigo da corte rinascimentale la tensione sale ogni giorno fra Cremonesi e il segretario Abate, considerato il vero “dominus” della struttura della Camera di Commercio. Al dirigente si rimprovera fra l’altro di essersi fatto rinnovare l’incarico ad aprile 2011, giusto un paio di settimane prima della sua condanna per danno erariale da parte della Corte dei Conti del Lazio. Lo stesso Abate, inoltre, è dal 2001 direttore di Unioncamere Lazio (l’associazione delle camere di commercio regionali) e dal 2007, quando è stato nominato segretario della Camera di commercio di Roma, occupa entrambe le cariche, cumulandone dal 2008 anche gli stipendi, per un totale di oltre 500.000 euro (da Unioncamere ne riceve 85.000).

Una circostanza, quest’ultima, abbastanza inspiegabile visto che per diventare segretario della Camera di Roma Abate ha chiesto a Unioncamere Lazio un’aspettativa non retribuita, prontamente concessagli dall’allora presidente Mondello. È tutto scritto nelle delibere dell’ente. Non è abbastanza per interrogarsi su come vengono amministrate le quote versate ogni anno dagli imprenditori della Capitale? Suggeriamo al commissario Enrico Bondi di dedicare alla Camera di commercio di Roma un capitolo speciale della spending review. E già che c’è, di dare un’occhiata anche alle altre d’Italia.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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