Certo Madrid non è Atene, come si è affrettato a rimarcare il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble . Ma la Spagna sta diventando un serio motivo di preoccupazione per l'Europa, che ha appena archiviato il più colossale salvataggio di un paese (la Grecia) nella storia.
Il premier Mariano Rajoy ha sì confermato che Madrid rispetterà nel 2013 l'obiettivo di riduzione del deficit al 3 per cento concordato con l'Ue, tranquillizzando così Bruxelles e Berlino. Ha sottolineato che si tratta "di una imperiosa necessità e di un obbligo" che la Spagna manterrà.
Il problema è come farà la Spagna ad agganciare l'obiettivo senza precipitare in una recessione ancor più grave di quella che sta subendo. Il governo di Madrid ha fissato al 5,8 per cento il nuovo obiettivo di riduzione del deficit per il 2012, invece del 4,4 per cento stabilito dal precedente esecutivo. Il deficit 2011 era stato infatti ben superiore del previsto: 8,5 per cento invece del 6 concordato con Bruxelles dal governo socialista di Josè Luis Zapatero.
Il caso spagnolo è un banco di prova per due ragioni: per fugare ogni dubbio sull'attendibilità dei dati forniti dalla quarta economia del continente. E per verificare se il nuovo patto fiscale firmato dagli europei, il cosiddetto six pack , è credibile: il patto fissa infatti al 3 per cento il limite di deficit oltre il quale scattando pesanti multe. La Spagna sarebbe l'esempio di un grande Pese europeo che non ce la fa a rispettare il patto.
Per il premier spagnolo la situazione presenta poi un aspetto paradossale: se da un lato rischia di dover convincere i partner europei ad avere pazienza e ad allentare i vincoli alla finanza pubblica, dall'altro deve fare il duro con i governatori delle sue regioni: anche loro hanno un limite da rispettare (l'1,5 per cento del pil) e già qualcuno (la Calalogna) ha detto picche al governo centrale....
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