Ha cercato di infondere ottimismo Mario Draghi, il presidente della Bce. Nel suo discorso alla Commissione Affari economici e monetari del parlamento europeo, non ha escluso nuovi tagli ai tassi di interesse appena ridotti al minimo storico dello 0,75% e si è detto pronto a nuove misure di sostegno per la zona euro.
Qualora ce ne fosse bisogno. La previsione che fa è di una moderata ripresa per fine anno, purché però ci siano degli sforzi collettivi.
Tre le necessità per uscire dalla crisi.
- Un'ulteriore condivisione della sovranità nel campo fiscale, finanziario ed economico che significa disegnare entro la fine dell’anno un progetto per l’unione bancaria. Più difficile invece, riuscire a rendere attiva la possibilità, entro i prossimi cinque mesi, di ricapitalizzare direttamente le banche con il Fondo salvastati permanente. "Stiamo facendo più velocemente che possiamo” ha detto Draghi, “vogliamo che le cose siano fatte bene. Ma non è un problema: se le banche hanno bisogno di essere ricapitalizzate, e l'Esm non è ancora operativo, saranno ricapitalizzate attraverso l'Efsf".
Insomma, state tranquilli, sembra voler dire Draghi. Una soluzione si trova.
- Dopo il rigore imposto dall’urgenza del risanamento dei bilanci, gli Stati che hanno attuato un aumento delle tasse (indicata come la via “più facile per risanare gli squilibri”) devono ora pensare a tagliare la spesa e ridurre la pressione fiscale. Dopo il rigore, la crescita, quindi.
- Usare i soldi di una eventuale Tobin tax , la tassa per le transazioni finanziarie, per finanziare i fondi di risoluzione delle banche, ovvero per gestire eventuali fallimenti. Ma la tassa, ha fatto capire Draghi, dovrebbe essere applicata da tutti i Paesi del G20, altrimenti provocherebbe il “trasloco dell'industria finanziaria in altri paesi”. Messaggio chiaramente rivolto all’Inghilterra di David Cameron che da sempre si è detto contrario alla sua introduzione.
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