di Micaela Osella
Da Atene a Madrid il danno è fatto. Ha il volto di Bankia, la quarta banca spagnola nazionalizzata. Ha fatto un giro sulla giostra del panico 24 ore fa e i nervi restano tesi. Lo sanno gli operatori di mercato, lo sanno gli analisti interpellati da Panorama.it. sempre più convinti che la situazione sia un rebus difficile da risolvere. “Il pericolo di contagio dall’Italia alla Spagna è concreto”, ammette anche David Gualtieri, direttore dell'equity sales di Intermoney. Non c’è tenuta degli argini. Perché – spiega – “siamo nella stessa botte, anche se con diversi sistemi del credito; ma in una dinamica di paura le differenze spariscono”. Meglio tenerlo a mente.
Non c’è pace per la Spagna e le sue banche. Dopo la bocciatura di Moody’s questa mattina è toccato alla Banca centrale del paese comunicare che la piaga del prestiti in sofferenza non si è arrestata. A marzo hanno raggiunto quota 147,968 miliardi di euro, l'8,37% delle attività totali degli istituti. Erano all’8,15% a febbraio e al 7,91% a gennaio. È sempre l’esposizione al settore immobiliare a fare male.
“Sui mercati non ci sará tregua”, prevede Gualtieri di Intermoney spiegando che gli operatori guarderanno ancora alle vicissitudini di Bankia, nazionalizzata e protagonista di una corsa ai depositi da brivido. “Dobbiamo pagare lo scotto delle svalutazioni del real estate, ma se entriamo in una dinamica di paura anche le banche italiane tremeranno”.
E che “l’effetto contagio dalla Grecia influisce sul clima di sfiducia verso le istituzioni bancarie e le prime avvisaglie di corsa agli sportelli potrebbero creare un pericoloso precedente nella memoria”, lo ripetono anche diversi analisti basati a Londra. Preferiscono non essere citati, ma riconoscono che la situazione è grave per il mondo del credito, a prescindere dalla nazionalità. È lo spettro di una nuova Lehman Brothers a far sudare freddo.
“Nessuno è in grado di prevedere di quali dimensioni potrebbe essere l’effetto contagio”, osserva un esperto convinto che la voce asset quality potrebbe diventare il tallone d’Achille delle banche italiane. “In Spagna sono presenti due grandi istituti, Bbva e Santander, e le cajas. In Italia la situazione è più variegata, ma non senza zone d’ombra”. La discriminazione è tra banche solide come Bpm, Banco Popolare, Intesa e Unicredit, capaci di accedere al funding, e istituti in difficoltà. Un nome su tutti Mps.
“Di fronte all’emotività delle Borse le distinzioni si azzerano”, ribadisce Andrea Cattapan, analista di Consultique Sim. “E’ come nel 2008, nella fase pre-Lehman, gli Stati entrano nel capitale delle banche. E’ successo in Olanda con Dexia, in Inghilterra con RBS e adesso con Bankia”. Nessuno azzarda previsioni sull’Italia, ma un punto fermo c’è: le azioni delle banche italiane corrono il rischio di essere venduti di più delle spagnole perché più liquidi. Insomma lo scotto da pagare potrebbe essere amaro.
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