La Spagna e le sue banche tremano. Il ciclone Bankia non si ferma. Inarrestabile, giorno dopo giorno, solleva nuove incertezze. Chi sarà il prossimo istituto in Europa ad aprire una voragine nei suoi conti, si chiedono gli operatori. Da Madrid il premier Mariano Rajoy in un balletto di dichiarazioni opposte ha definito il suo un caso isolato, ma poi avrebbe chiesto aiuto alla Bce.
Mentre da Francoforte negano l’accaduto, tutti sanno che si rischia l’effetto domino. Toccherebbe all’Europa dissipare dubbi, dicono gli esperti di mercato. L’ennesimo giallo sulla richiesta spagnola di permettere agli istituti di attingere al salva-Stati per ricapitalizzarsi fa capire da solo come tira il vento.
Nella storia di Bankia tutto ha avuto inizio con un matrimonio sbagliato, quello combinato dalla fusione di sette casse di risparmio locali spagnole. Erano in crisi da sole, hanno amplificato la crisi tutte insieme. Poi quando sembrava arrivata la svolta qualche settimana con il piano di salvataggio da 19 miliardi per la quarta banca di Spagna si è tornati al punto di partenza.
Qualche giorno fa è, infatti, saltato fuori un nuovo dissesto nei suoi conti, un buco pari a una volta e mezza il suo capitale di cui nessuno sapeva niente ma che ha sparigliato le carte di una vicenda che col passare delle ore rischia di creare un effetto domino sui gruppi bancari bollati junk ossia spazzatura in Europa.
Secondo El Mundo, dopo i miliardi di euro di ricapitalizzazione impegnati per Bankia, sarebbero in ballo qualcosa come ulteriori 30 miliardi per altri istituti con crediti problematici come Novagalicia, Catalunya Caixa e Banco de Valencia. Anche sulle quotate Banco Popular, Bankiter e il Banco Sabadell si allungano sospetti. Sull’origine immobiliare di tutti questi guai ci sono pochi dubbi. In realtà si sa da due anni. E nulla è stato fatto.
La sa anche il premier Rajoy: ha auspicato che si muova l'Europa, che permetta agli istituti di attingere al salva-Stati per ricapitalizzarsi. Nonostante in molti siano ormai convinti che, per interrompere la spirale, sia necessario l'aiuto esterno, l’inerzia dei policy makers gioca a sfavore.
“Eppure qui si tratta di un caso monstre rispetto ai salvataggi bancari a cui abbiamo assistito fino ad oggi”, avvertono gli analisti interpellati da Panorama.it. Anche se fonti governative avrebbero puntualizzato che la nuova iniezione di capitale da parte dello Stato in Bankia non sarà pagata con titoli di debito, ma in contanti col danaro ricavato dalle aste dei bond del Tesoro, sgombrare il campo dagli equivoci è ancora tutta un’altra storia.
Per gli addetti ai lavori resta alta l'incognita della capacità dello Stato spagnolo a finanziarsi attraverso le aste del Tesoro. Un dato su tutti: lo spread bonos-bund che ha toccato nuovi record con il rendimento del bonos al 6,56%. “La trattativa per salvare la Bankia potrebbe essere lunga”, sostiene Angelo Drusiani, gestore di Albertini Syz, convinto che anche in uno scenario di fallimento l’impatto potrebbe essere comunque meno deflagrante di quello di Lehman Brothers. "Solo perché l'origine dei guai di Bankia si gioca in casa". Questo però è troppo poco: non mette al sicuro nessuna banca in Europa.
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