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Pensioni d'invalidità, ecco chi rischia di perdere l'assegno e perché

Una circolare dell'Inps rischia di costare oltre 275 euro al mese a migliaia di inabili

Pensioni d'invalidità, ecco chi rischia di perdere l'assegno e perché Pensioni d'invalidità, ecco chi rischia di perdere l'assegno e perché
(Credits: Ciro Fusco/Ansa)
di Andrea Telara

Una sentenza giudiziaria del 2011 e una circolare dell'Inps del dicembre scorso. Sono i due documenti che rischiano di tagliare le pensioni (per circa 275 euro al mese)  a migliaia di invalidi in tutta Italia. Questa volta il ministro del welfare, Elsa Fornero ,  non c'entra nulla, anche se è stata chiamata in causa dai sindacati per risolvere la vicenda.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

Tutto parte invece da un pronunciamento della Corte di Cassazione di circa due anni fa (la sentenza n. 4677 del 25 febbraio 2011) che ha respinto il ricorso di una signora di Bari, la quale aveva portato in tribunale l'Inps per avergli negato un trattamento d'invalidità. La Corte, interpretando una legge degli anni '70, ha dato ragione all'istituto nazionale della previdenza, stabilendo che la signora non aveva diritto alla pensione, in quanto suo marito superava determinati limiti di reddito.

Come tutti i pronunciamenti della Cassazione, la sentenza ha un valore d'indirizzo sulla giurisprudenza, cioè condiziona le decisioni successive di tutti gli altri tribunali italiani. Per questo, anche l'Inps si è attenuto alle decisioni della magistratura ed è passato dalle parole ai fatti: con una circolare del 28 dicembre scorso (la n.149 del 28 dicembre del 2012), ha stabilito che gli assegni  per gli inabili spettano soltanto a chi  ha un reddito familiare, compreso quello del coniuge, inferiore a 16.127,30 euro lordi annui. Una volta superata questa soglia, l'invalido perde il diritto alla prestazione. Fino all'anno scorso, invece, i criteri d'accesso erano ben diversi e l'istituto della previdenza, per erogare gli assegni, teneva conto soltanto del reddito personale del pensionato e non di quello della moglie o del marito.

LE PENSIONI DEGLI ITALIANI E L'INFLAZIONE

La circolare dell'Inps colpisce così migliaia di italiani: soltanto nel 2013, a detta della Cgil, le domande di nuove pensioni di inabilità rigettate in tutto il paese potrebbero essere 85mila. Per questo, i sindacati invitano l'istituto guidato da Antonio Mastrapasqua a fare marcia indietro, giudicando la recente decisione del tutto arbitraria. Inoltre, secondo Cgil, Cisl e Uil, si crea anche un'odiosa disparità di trattamento, poiché la riduzione dell'assegno interesserà soltanto gli invalidi al 100% e non chi ha invece una inabilità parziale, che continuerà a vedersi calcolata la pensione con i vecchi criteri.

Va ricordato, comunque,che il taglio deciso dall'Inps riguarda esclusivamente le pensioni di inabilità, che non vanno confuse con un altro trattamento previdenziale esistente in Italia: l'assegno ordinario di invalidità. Quest'ultimo, viene corrisposto a tutti i lavoratori (autonomi e dipendenti)  che hanno almeno 260 settimane di carriera (5 anni) alle spalle e che hanno subito un infortunio o una malattia (e una conseguente riduzione della capacità professionale, per almeno un terzo).

IL REBUS DELLE RICONGIUNZIONI

La pensione di inabilità, invece, viene corrisposta a tutti i cittadini tra 18 e 65 anni che risultano completamente inabili a svolgere un lavoro, anche se non hanno mai versato un euro di contributi . Nello specifico, si tratta di una piccola indennità in somma fissa che, per gli invalidi totali, ammonta a 275,83 euro al mese. Sono pochi soldi ma, per molti nostri connazionali, rappresentano una fonte di reddito indispensabile “per campare”, soprattutto di questi tempi. Ora, spetta al ministro  Fornero risolvere il problema messo in evidenza dai sindacati, che si è ormai trasformato in un pasticcio.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

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