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Arnault, Liberation e il bisogno che anche i ricchi si assumano le loro responsabilità

La prima pagina del quotidiano francese che invita il multimilionario ad andarsene ha fatto centro. E ha richiamato l'attenzione sulla tentazione (continua) anche dei più ricchi a fuggire alle tenaglie del fisco

Arnault, Liberation e il bisogno che anche i ricchi si assumano le loro responsabilità
La copertina di "Liberation". Bernard Arnault ha deciso di denunciare il quotidiano francese Liberation, che oggi ha pubblicato una copertina durissima sul caso del patron di LVMH, il gigante del lusso. Il giornale mostra una foto su tutta la prima pagina del miliardario, sorridente, con la valigia in mano e la scritta: "Casse-toi riche con"(Vattene, ricco coglione). Arnault ha avviato le procedure per la doppia cittadinanza franco-belga, ma ieri ha precisato che continuerà a pagare le tasse in Francia. (Credits: ANSA)
di Zornitza Kratchmarova

"Vattene, ricco coglione!". La "prima" del quotidiano francese Libération di ieri, indirizzata al "fuggitivo" Bernard Arnault, uomo più ricco d’Oltralpe con un patrimonio stimato in 41 miliardi di dollari che vorrebbe approdare in Belgio per sfuggire alla mannaia del fisco francese (ma lui smentisce) ha fatto centro! Tutti ma proprio tutti ne parlano ancora oggi.

Il foglio della gauche verrà querelato? Sì.

Perderà 400 mila e passa euro in investimenti pubblicitari dalla controllata del lusso Lvmh? Probabile.

Ma l’effetto-bomba resta ed è da esempio per tutti. Si può discutere sull’opportunità o meno di scadere nel volgare (cosa per altro assai cara a parecchia stampa anche nostrana sia di destra sia di sinistra). Ma il concetto è chiaro: bisogna assumersi le proprie responsabilità. Che piaccia o no! La pressione fiscale è alta, altissima anche in casa nostra. Tra le più alte d’Europa. Non c’è ancora la "tassa sui ricchi", ma la tentazione di sfuggire a Beffera & Co. è altissima. E lo è sempre stata.

Con decine di Paperon de’ Paperoni finti poveri attanagliati chissà dove o comodamente residenti altrove che fanno la conta per non superare lo spauracchio dei 183 giorni in Italia, limite oltre il quale scatta la presunzione di residenza fiscale in patria.

Vergognatevi, verrebbe da dire.

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