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Cina, la Banca mondiale lancia l'allarme sulla mancata crescita

L'economia cinese continua a rallentare. E senza un buon piano di riforme l'Asia potrebbe fare fatica a risollevarsi

Cina, la Banca mondiale lancia l'allarme sulla mancata crescita Cina, la Banca mondiale lancia l'allarme sulla mancata crescita

Tag:  Asia Banca-Mondiale Cina consumi interni crescita economica

di Claudia Astarita

La Banca Mondiale è sempre più pessimista in merito alle potenzialità di crescita della Repubblica popolare. In piena sintonia con gli esperti dell'Ocse e del Fondo Monetario Internazionale, la stima sull'andamento del Pil cinese è stata portata dall'8,5 all'8,2%. Un rallentamento particolarmente pericoloso perché non indica soltanto il livello di crescita più basso dall'ultimo decennio. Ma, soprattutto, perché potrebbe incidere negativamente sull'andamento dei mercati del Sudest asiatico.

Gà in crisi relativa per l'impatto della turbolenza finanziaria internazionale, questi mercati potrebbero risentire moltissimo degli effetti di questa brusca frenata cinese. Le stime di crescita regionali , infatti, sono state ridotte dal 7,8 al 7,6%.

Per evitare che anche l'Asia entri in una spirale negativa da cui potrebbe uscire con fatica la Banca Mondiale ha sollecitato Pechino ad approvare degli aggiustamenti di politica fiscale che possano stimolare di più i consumi e a ridurre, almeno temporaneamente, gli investimenti in infrastrutture.

Al momento, i problemi più grossi per la Cina riguardano il generale ristagno delle importazioni dall'estero e l'incertezza sulla solidità del mercato immobiliare interno. Tuttavia, gli esperti di Washington ritengono che l'economia della Repubblica popolare non sia poi così tanto in difficoltà . O meglio, dal loro punto di vista basterebbe qualche piccola modifica nella stategia monetaria e fiscale, da decidere con la massima attenzione per evitare che inflazione e debito pubblico ne risentano, per permettere alla nazione di risollevarsi in meno di dodici mesi.

Come? Sicuramente evitando di continuare a concentrare la maggior parte di capitali in infrastrutture di cui, al momento, la Cina non ha così tanto bisogno. Pechino si dovrebbe occupare di sgravi fiscali mirati e spesa sociale. Perché è questo l'unico modo per con cui può realmente stimolare i consumi interni.

Non è chiaro se il Partito condivida o meno questo tipo di strategia, ma è possibile che la Banca Mondiale si sia affrettatata a indicare il suo antidoto per il rallentamento della crescita cinese dopo aver appreso da fonti anonime che il Governo è sul punto di approvare un nuovo piano per combattere la recessione focalizzato principalmente sulle infrastrutture.

Gli esperti di Washington hanno approfittato dell'occasione per mettere in guardia anche le altre economie della regione, già in crisi visto che un terzo delle loro esportazioni è diretto verso l'Europa, e il resto si divide principalmente tra Stati Uniti, Cina e Giappone. In questo caso, però, la ricetta proposta è diversa: il Sudest asiatico è stato spronato a puntare su innovazione e produttività se vuole avere qualche possibilità di superare questo difficile momento.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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