di Micaela Osella
Il malato è grave. E preoccupa anche l’America. L’ultimo monito è targato Federal Reserve. Basta un dato su tutti per capire il perché di tanto malumore Oltreoceano. L’Europa è l’area che importa più al mondo, il 30%, dei prodotti di manifattura statunitense. Un fallimento della Grecia con ciò che ne consegue avrebbe un effetto boomerang, anche sull’altra sponda dell’Atlantico.
Eppure di fronte a questa ipotesi gli economisti, Giacomo Vaciago in testa, non si scompongono convinti che le minori esportazioni sarebbero compensate dai tassi bassi. A patto però che l’onda lunga della crisi non investa Portogallo, Spagna e Italia. Allora si metterebbe davvero male. Per tutti.
È nei verbali dell’ultima riunione del 24-25 aprile che la Banca centrale d’America ha lanciato il suo monito. Anche se l'incertezza sui conti pubblici americani potrebbe spingere le aziende a ritardare assunzioni e investimenti, resta l'Europa il nodo da sciogliere. Peter de Bruin, alla guida del team di ricerca macroeconomia di Abn Amro, stempera i toni. Sostiene che le indicazioni della Banca centrale sono state più dure del previsto e che l’America non deraglierà dai binari della crescita, “anche se è reale la possibilità che la Grecia lasci la zona euro ”.
Un evento che a suo avviso farà solo rallentare l’economia americana. Annuisce Giacomo Vaciago, professore di Politica economica dell’Università Cattolica a Milano, ricordando che “quando ci fu il vertice del G20 a Cannes venne un Tim Geithner molto spaventato perché era già evidente nel novembre scorso che se l’Europa non risolveva i suoi problemi, questo sarebbe diventato un neo anche per la debole ripresa americana”.
“L’Europa si sta muovendo su un sentiero di crescita appena sufficiente, e di fronte a questo Obama è molto preoccupato che noi irresponsabili, come ci guardano dall’altra sponda dell’Atlantico, non riuscendo a risolvere i nostri guai diventiamo un problema anche per l’America”, è il succo del suo discorso.
“Finché le difficoltà europee non rappresenteranno una vera minaccia, i tassi in America continueranno a restare molto bassi, come in Inghilterra e Germania. Segno che questi paesi percepiti come porti sicuri stanno in realtà traendo beneficio”, prosegue. “Anche se l’Europa dovesse importare meno, con la Grecia fuori dalla moneta unica, non sarebbe un dramma: i tassi di New York su questi livelli compenserebbero il calo delle esportazioni”.
Con un dettaglio da non sottovalutare: “Solo se la tragedia greca si allargasse a Portogallo, Spagna e Italia, l’Europa andrebbe indietro e l’America si fermerebbe”. E, a quel punto, anche per Obama si metterebbe male: potrebbe perdere la sua poltrona.
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