Dilma Roussef ha tuonato contro i paesi sviluppati, accusandoli di aver messo in campo politiche inefficaci contro una crisi che una volta nata ha scatenato enormi “squilibri” nel commercio globale. Da New Delhi, dove i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) si sono riuniti, la battagliera presidente del Brasile, ha affermato che non si esce dalle secche del Pil con misure di austerità, consolidamento fiscale, depauperamento della forza lavoro, per non parlare degli interventi valutari che hanno scatenato uno “tsunami monetario”.
Il disagio delle economie emergenti espresso esplicitamente da Roussef, è stato condensato nella dichiarazione finale con maggior diplomazia, ma altrettanta preoccupazione per ''l'instabilità dei mercati specialmente nella zona euro'' e per il lento passo delle riforme sulle quote e la governance del Fondo monetario internazionale . Un documento in cui si è anche ribadito che il G20 deve essere il “principale forum per la cooperazione internazionale.
“In questa particolare congiuntura il G20 ha una primaria importanza per agevolare la coordinazione delle politiche macroeconomiche, favorire la ripresa e assicurare la stabilità finanziaria” si legge.
Parole buttate lì certo non a caso. I cinque paesi membri dei Brics valgono un quinto dell’economia mondiale e contano circa la metà della popolazione mondiale. Da tempo scalpitano per avere un peso maggiore nelle stanze del potere finanziario e un’adeguata considerazione dei propri interessi politici.
Per questo hanno riconosciuto il “diritto dell’Iran di sfruttare per usi pacifici l’energia nucleare” e chiesto la “fine immediata di tutte le violenze e le violazioni dei diritti umani in Siria” sottolineando come la crisi debba essere affrontata con “mezzi pacifici che permettano un ampio dialogo nazionale”. Insomma, spingono per vedersi riconosciuto un ruolo alternativo ai paesi ricchi, anche o forse soprattutto nei confronti di altri paesi in via di sviluppo.
Oltre a siglare un accordo che faciliti l’accesso al credito nelle rispettive monete nazionali, mossa pensata per limitare il ricorso al dollaro, i leader dei Brics hanno accolto una proposta indiana per creare una banca per lo sviluppo sud-sud. Un istituto sostenuto e gestito dai Brics e da altri paesi.
Un’idea che il presidente uscente della Banca Mondiale Robert Zoellick ha commentato sottolineando le differenze tra gli intenti dei cinque paesi riguardo alla Banca Brics: “Credo che l’India sia più interessata a contribuire con veri capitali, la Cina potrebbe essere attratta dall’idea di internazionalizzare il Renminbi, la Russia in generale appare piuttosto incerta e il Brasile ha già una banca per lo sviluppo molto grande”. Come dire, non troveranno mai un accordo.
E ha ragione, almeno a giudicare dalla posizione assunta dai 5 partner sulla designazione del successore di Zoellick, che sarà designato ad aprile. La dichiarazione conclusiva recita: “la Banca mondiale deve trasformarsi in un organismo che riflette davvero la visione di tutti i suoi membri. I paesi Brics salutano con favore candidature alla presidenza da parte di paesi in via di sviluppo” negando un appoggio esplicito a Ngozi Okonjo-Iweala, ministro delle finanze nigeriano, già direttore dell’istituto finanziario di Washigton che ha guadagnato consensi internazionali per come era riuscita a gestire il debito durante il primo mandato a guardia dei conti della Nigeria tra il 2003 e il 2006.
Obama ha già indicato il suo uomo, Jim Yong Kim, medico nato a Seul preside del Dartmouth College , la più piccola delle università dell’Ivy league, apprezzato per il suo impegno contro l’Aids e la tubercolosi. È probabile che ce la faccia, per la regola non scritta che vuole un europeo alla guida del Fondo Monetario internazionale e un americano alla testa della Banca Mondiale, e perché la distribuzione dei voti tra i paesi membri finirà comunque per favorirlo.
Tuttavia l’incapacità di trovare consensi su un nome dimostra che sebbene i protagonisti siano emergenti, la logica che governa le relazioni (e le differenze) tra i paesi rimane antica e immutata.
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