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La Cina si scopre amica delle ong

Il Partito sfrutta le organizzazioni non governative per potenziare le iniziative di cooperazione allo sviluppo in tutto il Paese

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Tag:  assistenza sociale Cina crescita economica ong

di Claudia Astarita
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Nel 2011 sono stati 363 i progetti finanziati con più di sei milioni di euro distribuiti dal governo cinese a una serie di organizzazioni non governative precedentemente sostenute da sponsor stranieri. Nei dodici mesi precedenti erano stati stanziati poco più di cinque milioni di euro per 398 progetti. Quest'anno sono stati messi a disposizione 120 milioni di yuan (pari a circa quindici milioni di euro), ma basteranno a finanziare solo un quarto delle 1.629 domande raccolte da Pechino. Una svolta importante per un paese che non ha mai incluso le iniziative di cooperazione allo sviluppo e assistenza sociale tra le sue priorità.

Wu Qunfang, project manager del Maple Women's Psychological Counseling Center , dopo aver descritto lo stupore e lo spaseamento del gruppo da lui coordinato quando, dopo 24 anni di lavoro insieme, il principale finanziatore di questa Ong ha annunciato di voler abbandonare l'Asia per dedicarsi a nuove iniziative di cooperazione e sviluppo in Africa, ha ammesso di essere rimasto sbalordito quando il governo ha confermato di voler sostenere le loro attività con un capitale di duecentomila yuan (circa 24 mila euro).

"È da pochissimo che le municipalità locali hanno iniziato a distribuire fondi per questo tipo di iniziative. E sinceramente nessuno di noi si aspettava che i nostri programmi di assistenza ai lavoratori migranti fossero di qualche interesse per il Partito. E invece ci siamo dovuti ricredere".

Wu Qunfang ha definito il nuovo entusiasmo mostrato dalle unità governative locali nei confronti delle iniziative di assistenza sociale come un elemento importante per capire quanto stia cambiando la Cina. "È evidente che il governo riconosce oggi il valore e l'importanza di questo tipo di attività, tanto da approvarne il finanziamento diretto".

In un momento in cui il Partito ha perso almeno in parte la propria credibilità, per l'incapacità dimostrata nella gestione della crisi economica e dello scandalo di Bo Xilai , è possibile che il sostegno ad iniziative più "popolari" sia stato pensato proprio per recuperare almeno in parte la fiducia dei gruppi più deboli della popolazione.

C'è poi chi ha sottolineato che, non potendosi più permettere di trascurare le esigenze sociali della popolazione e consapevole di non potersi occupare di tutto da solo , anche per il Partito questa singolare esternalizzazione dei servizi può essere utile per ottenere il massimo risultato con le limitate risorse a disposizione. Un aspetto che appena un paio di settimane fa ha sottolineato anche il Primo Ministro Wen Jiabao.

Per sfruttare al meglio questa nuova connessione tra governi locali e Ong, Pechino dovrebbe forse impegnarsi un po' di più a risolvere il problema dello status giuridico di questi enti. Nella Repubblica popolare ne esistono infatti 460mila registrati come "organizzazioni della società civile", ma altri tre milioni continuano ad operare come "non registrate", il che vuol dire che il governo le obbliga a pagare le tasse come se fossero organizzazioni a fini di lucro o società private.

Per vedersi riconosciuto lo status di Ong questi gruppi hanno bisogno di una sorta di sponsorizzazione governativa. Che naturalmente quasi nessuno vuole prendrsi la responsabilità di offrire. Un passo in questa direzione lo ha fatto la regione del Guangdong (non a caso quella in cui il Segretario del Partito è l'ambizioso Wang Yang ), che dal 2011 ha permesso alle Ong di registrarsi come tali anche senza la "sponsorizzazione governativa".

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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