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Il governo Renzi e gli aumenti in busta paga

Con l'aumento delle detrazioni, meno tasse per 50 euro al mese per chi ne guadagna 1.600-1.700 netti. Ecco le misure allo studio dell'esecutivo

Il governo Renzi e gli aumenti in busta paga Il governo Renzi e gli aumenti in busta paga
Il premier Matteo Renzi
Credits: Maurizio Brambatti/Ansa

Tag:  cuneo fiscale governo Irpef Matteo Renzi

di Andrea Telara

Circa 50 euro al mese in più nella busta paga, per chi ne guadagna 1.600-1.700 euro netti . E' l'ipotesi che circola in questi giorni sul possibile taglio alle tasse sul lavoro, che il governo Renzi sembra intenzionato ad attuare in tempi brevi, forse entro la primavera. Le cifre emergono dalle dichiarazioni rilasciate di recente da Filippo Taddei , responsabile economico del Pd, che da mesi sta lavorando a un dossier sul possibile abbassamento dell'irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche, che grava sulle buste-paga dei dipendenti, ma anche sui compensi degli autonomi e sugli assegni pensionistici.

LE TASSE E IL GOVERNO RENZI

In base alle dichiarazioni di Taddei, il progetto a cui sta lavorando la direzione del Pd (e che ora potrebbe essere messo in cantiere direttamente dal governo) è quello di un taglio delle imposte su tutti i redditi dei lavoratori (dipendenti e autonomi assieme). Potrebbero essere dunque esclusi, almeno inizialmente, i redditi da pensione. La strada più semplice per attuare questi interventi mirati consiste in un aumento delle detrazioni irpef, cioè lo sconto fiscale che viene riconosciuto ogni anno ai contribuenti e che si basa su un meccanismo di calcolo un po' complicato. In pratica, una volta calcolate le imposte lorde dovute, il lavoratore sottrae dal risultato una somma prestabilita (la detrazione), che dipende dall'ammontare del reddito dichiarato.

Per i dipendenti, c'è una detrazione di base di 1.880 euro, che scende in maniera progressiva al crescere dei compensi percepiti e si annulla completamente al di sopra della soglia di reddito di 55mila euro lordi annui. Per gli autonomi, invece, la detrazione di base è di 1.100 euro circa e, con il medesimo meccanismo previsto per i dipendenti, si azzera una volta raggiunti i 55mila euro di reddito imponibile. Stesso discorso per i pensionati, che hanno però una detrazione di base diversa, poco sotto i 1.780 euro.

L'AUMENTO DELLE DETRAZIONI NEL 2014

Per abbassare il peso dell'irpef con misure ad hoc, basta dunque innalzare e rimodulare soltanto le detrazioni a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, ottenendo l'effetto auspicato da Taddei: meno tasse per circa 500-600 euro all'anno, per chi dichiara un reddito medio di 25-30mila euro ogni 12 mesi, che corrisponde appunto a 1.600-1700 euro netti al mese. Resta da capire cosa accadrà ai lavoratori (e sono tanti) che percepiscono uno stipendio netto ben inferiore alla soglia presa a riferimento dal responsabile economico del Pd. Anche questi contribuenti trarrebbero sicuramente un vantaggio da un eventuale aumento delle detrazioni irpef.

Non va dimenticato, però, che c'è una folta platea di persone che non ha alcuna possibilità di beneficiare di un eventuale taglio dell'irpef. Si tratta dei cosiddetti incapienti, cioè quegli italiani che hanno un reddito molto basso e che, proprio per questa ragione, pagano ogni anno pochissime tasse o non le pagano affatto. Visto che non versano nemmeno un centesimo d'imposte (grazie alle deduzioni e alle detrazioni che già esistono), gli incapienti rischiano dunque di rimanere a bocca asciutta. In totale, secondo le stime elaborate dall'Ires-Cgil (con la Fondazione Bruno Trentin e il Cer), la platea degli incapienti annovera tra le proprie fila ben 8,9 milioni di persone, tra cui 3,5 milioni di lavoratori subordinati.

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