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Facebook IPO, cinque cose da sapere alla vigilia della quotazione in borsa

Mancano due giorni all'atteso debutto in borsa di Facebook. Ecco le 5 cose da sapere per arrivare preparati all'IPO di venerdì

Facebook IPO, cinque cose da sapere alla vigilia della quotazione in borsa Facebook IPO, cinque cose da sapere alla vigilia della quotazione in borsa

Tag:  Economia 2.0 facebook Ipo social-network

di Fabio Deotto

Se pensate che Mark Zuckerberg sia uno di quei magnati dell’hitech rimpinzati di auto-stima e convinti di tenere il mondo per la collottola, vi sbagliate di grosso. Mark Zuckerberg e i suoi colleghi ai piani alti di Facebook sanno anche avere paura, soprattutto quando si tratta di fare un passo così importante come una quotazione in borsa. Lo dimostra la reticenza che ha preceduto la decisione di lanciare l’IPO, la fulminea acquisizione di un potenziale rivale come Instagram (voluta e formalizzata dallo stesso Zuckerberg), lo dimostra l’elenco delle 35 cose che potrebbero distruggere Facebook , inserito nella documentazione presentata alla SEC a febbraio.

Scorrendo l’elenco si scopriva che a Menlo Park non hanno solo paura che gli utenti volgano loro le spalle, o che alcuni governi vietino l’accesso al social network. A Facebook temono anche la concorrenza di Twitter, Microsoft e Google, temono che le social app si rivelino un fiasco e sono terrorizzati dalla possibilità che Zynga (responsabile del 12% degli incassi di Facebook) possa decidere di abbandonare la nave .

Così, a metà tra l’incudine del pessimismo (“La crescita è indissolubilmente legata al declino”) e il martello dell’entusiasmo, venerdì Zuckerberg e soci apriranno le danze a Wall Street. In attesa di vedere come se la caveranno, ecco cinque cose che val la pena sapere alla vigilia dell’evento.

1. Una mossa da 10 miliardi di dollari

Cominciamo dai dati nudi e crudi. A inizio mese, Facebook aveva fissato il prezzo delle azioni tra i 28 e i 35 dollari, puntando a vendere 337 milioni di azioni e ricavare 10,6 miliardi di dollari. Ieri, non del tutto a sorpresa, l’azienda di Menlo Park ha annunciato di intendere mettere sul piatto altri 50 milioni di azioni e alzare il range di prezzo a 34-38 dollari. Merito dell’enorme domanda riscontrata nelle falcate finali del roadshow che ha permesso a Zuckerberg e compari di puntare a una valutazione assestabile tra i 93 e i 104 miliardi di dollari. Insomma, nonostante i forti dubbi sulla questione ad mobile (che vedremo fra poco) e sull’incapacità di penetrare in alcuni mercati (ad esempio quello cinese), nonostante le paradossali polemiche sulla strafottenza e le felpe col cappuccio di Peter Pan Zuckerberhg, Facebook si appresta a fare il suo ingresso a Wall Street con l’incedere della star.

2. La questione pubblicità e lo sgambetto di General Motors

La batosta è arrivata in queste ore, puntuale come il mal di pancia. General Motors, il terzo maggiore advertiser negli USA, ha annunciato l’intenzione di non investire più negli Ad di Facebook , in quanto avrebbero dimostrato poca capacità di influenzare le vendite. Nel 2011 GM aveva investito 10 milioni di dollari in Facebook Ad, una cifra che certo non mette in pericolo le floride casse di Menlo Park ma che è comnque sintomo di un problema potenzialmente enorme. Il fulmine GM infatti non arriva a ciel sereno, quello del comparto advertising è uno delle spine più appuntite nel fianco di Facebook. Diversi investitori hanno espresso dubbi sull’effettiva efficacia degli Ad su Facebook, alcuni Facebook store sono stati già chiusi e i risultati del primo trimestre indicano un chiaro (seppure limitato) calo nei ricavi provenienti dalla pubblicità. A questo si va ad aggiungere un altro problema, quello degli ad mobile. Le statistiche parlano chiaro: il numero di utenti mobile è in continua crescita, e presto le app potrebbero soppiantare il web . Per Facebook questo potrebbe essere un problema non da poco, dal momento secondo alcuni non ha ancora trovato una quadra soddisfacente per bilanciare la necessità di inserire ad nella fruizione mobile (per una semplice ragione di spazio, ce ne stanno di meno) e quella di mantenere fluido l’utilizzo della piattaforma.

3. Governi, privacy e brevetti: tre ostacoli nella corsa verso il trionfo

Digitalmente parlando, con i suoi 900 milioni di cittadini, Facebook è la più grande nazione del mondo connesso. Ma è sufficiente scorrere l’elenco delle “35 cose che potrebbero distruggere Facebook”, per capire che a Menlo Park sono piuttosto preoccupati dei limiti legali e governativi che Facebook potrebbe incontrare nel corso della sua espansione. Al punto 6 si legge “Altri governi potrebbero decidere di limitare l’accesso a Facebook”. Secondo alcuni questo punto potrebbe riferirsi a nazioni potenzialmente fondamentali per la crescita di Facebook oltre il miliardo ma caratterizzate da strutture legislative delicate, come ad esempio Singapore. Non bastassero i problemi con la Cina e altre nazioni in cui Facebook è bloccato, un’altra fronte di preoccupazione sono gli occhi che Federal Trade Commission e Unione Europea hanno continuamente puntati sulla gestione della privacy sul social network. A rovinare ulteriormente la festa, è poi intervenuto Yahoo, che dallo scorso marzo accusa Facebook di aver sfruttato impropriamente i propri brevetti .

4. La gente continua ad adorare Facebook, ma un po’ meno di prima

E non è tanto una questione di privacy, quanto di Timeline. Diversi sondaggi hanno dimostrato quello che era chiaro fin dai primi giorni di Timeline: le nuove pagine profilo di Facebook semplicemente non piacciono. Il 70% degli utenti ha dichiarato di non apprezzare la nuova Timeline, questo per due motivi: la suddivisione del feed in due colonne e l’esposizione cronologica di tutto quello che è stato postato. A questo si aggiunge il fatto che Timeline è stata introdotta senza possibilità di opt-out. È improbabile che questo abbia portato un numero significativo di utenti a passare alla concorrenza , ma l’insofferenza degli utenti per alcune funzionalità come Timeline, i featured ad e le social app, potrebbero rappresentare un problema nel momento in cui un competitor sufficientemente convincente debuttasse sul mercato.

5. L’IPO cambierà Facebook?

In un primo momento no, probabilmente. Ma una mossa come quella di venerdì difficilmente lascerà l’azienda immutata . L’enorme quantità di denaro che verrà riversata nelle casse di Facebook (10 miliardi di dollari circa) potranno essere impiegati per operare investimenti e prendere decisioni audaci (qualcuno parla di un social search engine , qualcuno di altre acquisizioni miliardarie). Bisogna poi considerare che, tra i 3000 dipendenti che oggi Facebook ha nei suoi uffici, alcuni diventeranno istantaneamente milionari grazie alla quotazione in borsa, e secondo alcuni esperti questo potrebbe portare a un minore coivolgimento nell’azienda, se non in un esodo vero e proprio. Infine, dopo la quotazione in borsa, Zuckerberg non dovrà più rendere conto solo a se stesso (e ai suoi 900 milioni di utenti), ogni decisione sarà automaticamente bersaglio del giudizio degli azionisti. Questo potrebbe spostare ancora di più il baricentro di Facebook verso l’aumento dei profitti derivanti dall’advertising online (da cui Facebook ottiene l’85% dei ricavi) e dal social gaming.

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