• RSS
  • youtube
Home  -  Economia  -  Tech & Social  -  Facebook IPO, ecco le ragioni del flop

Facebook IPO, ecco le ragioni del flop

Dopo l'incoraggiante debutto, al secondo giorno in borsa le azioni di Facebook perdono l'11%. In molti l'avevano previsto. Ecco le probabili ragioni

Facebook IPO, ecco le ragioni del flop Facebook IPO, ecco le ragioni del flop

Tag:  Economia 2.0 facebook flop Ipo nasdaq

di Fabio Deotto

Il viaggio di nozze di Mark Zuckerberg è durato poco, almeno quello con Wall Street. Dopo il modesto, seppur profittevole, debutto in borsa di venerdì , all’apertura dei mercati di ieri il titolo di Facebook ha cominciato una picchiata che a fine giornata l’ha portato dell’11% sotto il suo valore di lancio, chiudendo intorno ai 34 dollari per azione.

Inutile tentare perifrasi: si tratta di un autentico flop, che fin da subito marca la distanza tra Facebook (una compagnia che gestisce 900 milioni di utenti senza riuscire a monetizzarli) e Google (un ecosistema di servizi ubiquo e capace di ottenere introiti pubblicitari fenomenali). Basti pensare che, nel lontano 2004, Google lanciava la sua offerta pubblica iniziale fissando un valore di 85 dollari per azione. Al tempo in molti avevano criticato Mountain View per la sua scelta, sostenendo di aver gonfiato eccessivamente il valore delle proprie azioni. Ma poi la parola è passata al mercato e Google ha retto , le sue azioni non sono mai scese sotto la soglia iniziale.

Cos’è successo allora alla quotazione di Facebook? La scena è ancora troppo calda per dirlo con esattezza, ma non è difficile avanzare ipotesi ragionevoli. Innanzitutto, sul risultato sembra avere inciso un problema nel software NASDAQ che, subissato da cancellazioni d’ordine e aggiornamenti, è entrato in loop impedendo a diversi trader di ricevere aggiornamenti sulla propria posizione. Si calcola che questi problemi tecnici abbiano generato per i broker, che hanno dovuto ripagare gli investitori colpiti dal malfunzionamento, perdite pari a 100 milioni di dollari.

Tutto qui? Naturalmente no. Sebbene sia possibile che un disguido tecnico abbia allontanato potenziali investitori dalle azioni di Menlo Park, gli esperti concordano nel valutare che questo non basta a giustificare un flop come quello di ieri. Le ragioni della planata di Facebook in borsa vanno cercate altrove, per la precisione alle voci “crescita trimestrale” e “utili per azione”.

Nonostante i 900 milioni di utenti, nonostante il patrimonio di dati personali occulatamente accumulato negli anni, nonostante l’aura di eccezionalità che ha accompagnato Mark Zuckerberg e la sua creatura a Wall Street, ad avere l’ultima parola sono sempre le cifre. E le cifre dicono abbastanza male: se fino a settembre i proventi diFacebook erano cresciuti con costanza, a partire dall’ultimo autunno questa crescita si è fortemente rallentata, passando da una crescita trimestrale superiore al 100%, a una inferiore al 50%.

facebook-crescita

Nel primo giorno di IPO, il mercato ha valutato Facebook 65 volte i suoi utili per azione (EPS) previsti per il 2013. Apple e Google, per dire, non si spingono oltre una valutazione di 12 volte superiore al loro reale profitto.  Questo significa che per poter giustificare un simile multiplo i ricavi di Facebook devono tornare a crescere, e alla svelta. Tradotto: se fino ad oggi la monetizzazione dell’utenza era un’opzione, da oggi diventa un obbligo (o quasi).

Come prima cosa, Facebook deve mettersi in carreggiata in termini di advertising online. Per essere la più grande nazione digitale online, con 900 milioni di abitanti, rispetto a un campione come Google, Facebook non capitalizza a sufficienza la pubblicità che transita sul sito (e che costituisce l’82% delle sue fonti di profitto). Negli ultimi anni la crescita dell’advertising online di Facebook è andata via via calando , toccando quota 37% nell’ultimo trimestre. Rimane poi da risolvere la questione mobile, mentre l’utenza smartphone aumenta, infatti, gli ad mobile continuano a generare pochi profitti. In tutto questo, il benservito di General Motors non ha certo giovato, piuttosto ha fatto crescere i dubbi sulla reale efficacia delle inserzioni personalizzate .

In secondo luogo, Facebook deve continuare a differenziare i servizi offerti, in modo da tenere aperti più rubinetti per innaffiare le sue casse. In questo solco si inseriscono mosse come la creazione del Facebook App Center , l’acquisizione di Instagram e Glancee , tentativi spudorati come Highlight e, volendo, le sperimentazioni sulla social search .

Ma Facebook deve anche continuare a crescere, e se 1 miliardo di utenti vi sembrano tanti, a Menlo Park il cuore è già stato lanciato oltre il traguardo. Un obiettivo di 2 miliardi di utenti, a conti fatti, non è così irragionevole, ma questo non significa che basti raggiungere una seconda volta i nove zeri per far quadrare i bilanci. Come fa notare Henry Blodget su BusinessInsider, infatti, il primo miliardo di utenti corrisponde anche al tipo di utenza più benestante, quindi più appetitosa per gli inserzionisti, quindi più monetizzabile. Un secondo miliardo di utenti, potrebbe generare profitti significativamente più bassi del primo.

Infine, Facebook deve necessariamente risolvere le questioni legate alla privacy, che ora magari possono sembrare punture di zanzara sulla pelle di un dinosauro, ma presto potrebbero rivelarsi pericolose. Del resto, Facebook da anni colleziona dati sensibili (e preziosi) in modo totalmente gratuito. Fino a poco tempo fa questo aspetto non generava grandi preoccupazioni, oggi invece Facebook deve fronteggiare l’offensiva di una serie di attori che hanno come interesse principale quello di limitare la quantità di dati che il social network può accumulare (e rivendere). C’è la Federal Trade Commission, la Irish Data Protection Commission, il sito Europe vs. Facebook , c’è pure chi vuole creare una borsa ad hoc per ridare i dati ai propri utenti. E da oggi, c’è anche Larry Page, che ha appena invitato Facebook a condividere liberamente i dati di cui è in possesso.

In attesa che tutti questi nodi vengano all’impietoso pettine del mercato, sarà interessante vedere come Facebook modificherà il suo approccio e il suo servizio, e se davvero il baricentro si sposterà dall’utenza agli azionisti.

Seguimi su Twitter: @FazDeotto

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti

Speciali

Speciali

Video Hot


 
 
 
RC Auto: risparmia fino a 500€!

Confronta 18 assicurazioni e risparmia!

Mutui: risparmia fino a 15.000€!

Confronta le offerte delle migliori banche!

Prestiti: risparmia fino a 2.000€!

Confronta le migliori finanziarie e risparmia