Certo il giovane (e multimiliardario in dollari) Mark Zuckerberg tutto questo gran caos non se lo sarebbe mai aspettato. Eppure, a sole quattro sedute dalla quotazione di Facebook, sul titolo e sulla società di Menlo Park è caduta una vera e propria mannaia.
Prima i dubbi sul reale valore dell'ipo da 100 miliardi di euro. Poi il debutto al Nasdaq senza infamia e senza lode. Ancora, il flop del -9% del secondo giorno di negoziazione. L'ultima ieri: Facebook e le banche che hanno curato il collocamento in Borsa (da cui hanno ricavato un profitto di 100 milioni di dollari) sono finite al centro di una serie di azioni legali, tra cui alcune class action.
Il motivo? Gli azionisti non ci stanno e credono che dietro al crollo in Borsa di queste prime sedute ci sia una mancanza di chiare informazioni sull'azienda a tutti gli investitori e non solo a quelli principali, ovvero le banche.
Insomma, secondo gli americani che hanno comprato le azioni di Facebook, Zuckerberg e i suoi manager avrebbero provato a fari i furbetti e le informazioni più rilevanti (magari non proprio da cliccarci su un Like!) sullo stato di salute del social network se le sarebbero tenute per sé o al massimo condivise solo con i signori banchieri.
E così da Wall Street è partita l'azione legale. In prima fila lo studio Lieff Cabraser Heimann&aBernstein che punta il dito contro il prospetto informativo della quotazione in Borsa, preparato (dicono) con "negligenza" e senza indicazione di dati importanti su "attività e prospettive" dell'azienda.
Da San Francisco, invece, lo studio Glancy Binkow&Goldberg ha organizzato una class action contro i manager di Facebook, Morgan Stanley, Glodman Sachs e JpMorgan rei di non aver fatto sapere a tutti gli azionisti (ma solo a quelli più "rilevanti") che avrebbero rivisto al ribasso le stime sulla società.
Il tema non è certo di poco conto se, come sembra, è arrivato anche sul tavolo del Congresso americano, dove la commissione bancaria del Senato sta esaminando la vicenda informalmente e la commissione finanza della Camera sta raccogliendo informazioni.
E Zuckerberg? Pare sia sparito. Non si fa vedere in azienda. La società si difende, le banche pure, dicono che sono accuse campate in aria e che i problemi non ci sono. Sarà. Ma per ora il titolo con il ticker Fb segna un -15%. In quattro magre sedute a Wall Street.
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