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Economia e felicità, alla ricerca del benessere oltre la crescita

E se il prodotto interno lordo venisse sostituito dalla felicità interna lorda? In Bhutan stanno studiando il fenomeno dal 1972. E il compito delle istituzioni è quello di promuovere le condizioni per raggiungerla. Banale? Non prorio se all'Onu in 600 si sono riuniti per discuterne

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Tag:  Altra-Economia Columbia University felicità Google News

di Stefania Medetti

La felicità interna lorda. Una bella alternativa al prodotto interno lordo. Vi sembra un ipotesi che fa sorridere? Forse vi sentirete confortati sapendo che oltre 600 grossi nomi delle istituzioni, dell'università, degli enti religiosi, della società civile hanno seguito la conferenza "La felicità e il benessere: definizione di un nuovo paradigma economico", presso le Nazioni Unite a New York.

Il relatore era Jigmi Y. Thinley, primo ministro del Bhutan, che ha parlato della Gross National Happiness , la felicità interna lorda come misura alternativa al Pil. La partecipazione, ancora una volta, dimostra quanto il rapporto fra economia e felicità sia particolarmente sentito, soprattutto nel mondo industrializzato dove le recenti misure di austerity sembrano aver messo un’ipoteca proprio sul benessere emotivo dei cittadini.

La piccola nazione himalayana, invece, è impegnata dal 1972 nel cercare di sviluppare un nuovo modello economico basato sui principi di felicità e benessere. A questo proposito, è solo nel 1999 che è stato tolto il bando su televisione e internet, considerati d’ostacolo alla felicità. "Un modellllo di sviluppo basato sul Pil che costringe alla crescita infinita, su un pianeta con risorse limitate, non ha più senso economico, mentre è la causa di azioni immorali e autodistruttive”, ha dichiarato Thinley. "Lo scopo dello sviluppo deve essere quello di creare condizioni che consentano, attraverso le scelte delle istituzioni, il perseguimento del fine ultimo della felicità" da parte di tutti i cittadini.

Anche Jeffery Sachs, economista dello sviluppo presso la Columbia University di New York che, insieme a John Helliwell e Richard Layard, ha curato il “Rapporto mondiale sulla felicità”, ha reso noto nel corso dell’incontro che la felicità potrebbe essere raggiunta indipendentemente dal benessere economico misurato dal prodotto interno lordo.

"Il Pil, da solo, non promuove la felicità. Negli Stati Uniti, per esempio, dal 1960 a oggi è triplicato, ma l'ago della felicità non si è mosso. Altri Paesi, invece, hanno raggiunto traguardi di felicità maggiori, pur a fronte di livelli molto più bassi di reddito pro capite”.

Sono le nazioni ricche come la Danimarca, la Norvegia, la Finlandia e i Paesi Bassi a guidare la classifica dei Paesi più felici, mentre realtà povere come Togo, Benin, Repubblica Centrafricana e Sierra Leone sono fra i meno felici.

Il rapporto della Columbia University spiega che nella percezione della felicità, sono fattori sociali come la coesione, l'assenza di corruzione e il grado di libertà personale a risultare più importanti della ricchezza. "Un certo numero di studi hanno dimostrato che, in molti paesi sviluppati, tra cui il Giappone, la felicità non è proporzionale alla ricchezza economica”, ha aggiunto Joe Nakano, vice Ministro degli Esteri del Giappone.

È il “paradosso della felicità” e ha dato luogo a un dibattito internazionale su come migliorare il benessere individuale attraverso politiche precise del governo. Per Betsey Stevenson e Justin Wolfers, professori ed economisti, il paradosso potrebbe però trasformarsi in qualcosa di reale: più le persone e più i Paesi diventano ricchi, più grande deve essere la quantità assoluta di denaro necessaria a far crescere il reddito e, quindi, la felicità.

Il Primo Ministro del Bhutan, a questo proposito, ha elencato anche una serie di suggerimenti pratici per i governi che vogliono promuovere la felicità tra i loro cittadini: aiutare le persone a soddisfare i loro bisogni primari, rafforzare i sistemi sociali, attuare politiche attive del lavoro, migliorare i servizi di salute mentale, promuovere la compassione, l'altruismo, l'onestà e aiutare i cittadini a resistere all’iper-commercialismo.

Lo scorso luglio, sotto la spinta del Bhutan, l'Assemblea generale dell'ONU ha adottato una risoluzione a favore di un approccio olistico allo sviluppo che potrebbe portare alla felicità individuale e al benessere in tutto il mondo.

E scusate se è poco sapere che al Summit della Terra "Rio + 20" prevista per giugno in Brasile, il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon esporrà nella sua relazione le "raccomandazioni di ordine pratico" suggerite da Thinley. Una lezione che dal Bhutan potrebbe arrivare direttamente ai grandi della Terra.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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